Un tipo fine (ep. 4)

Faccendiere, maneggione, trafficone, sòla.  La lingua e i dialetti italiani conoscono tante definizioni per uno degli esemplari tipici della fauna italica.  Dalle mie parti lo chiamiamo trappolèr. Ma si tratta sempre del solito soggetto, che periodicamente torna nelle cronache italiane.

Per questo, la seconda delle interviste di Fra’ Puccino (ma questo post vale anche per La Nave de Los Monstruos), è con un trappolèr, anzi con il maestro del genere, che però per concederci l’intervista ci ha chiesto di mantenere l’anonimato.  Lo chiameremo L.P.

L.P. arriva all’appuntamento con la sua automobile sportiva; sembra una Ferrari, ma mi spiega che è made in China, lui l’ha comprata con l’importazione parallela, ha avuto qualche problema con i collaudi ma allora ha smesso di pagare le rate a quello che gliel’ha venduta, tanto comunque è intestata alla società che non ha niente e anche se gli fa causa non gliene frega nulla.

Veste elegante, anche se un po’ anni ottanta, un blazer blu scuro su pantaloni grigi, un bel cravattone e un classico rolex al polso.    Mi porta nel suo ufficio, quattro stanze eleganti in una bella zona del centro, sicuramente è in affitto, molto probabilmente il proprietario continua a chiamare per sapere se il problema con il codice IBAN per il bonifico lo hanno risolto.

E’ cordiale, affabile, sulla libreria dietro la scrivania ha tante foto di lui con diverse personalità politiche; la tendenza è chiara,  anche se c’è pure qualche presenza bipartisan.  Le foto mi danno l’ispirazione per la prima domanda, sul suo rapporto con la politica.

L.P.: “Sa, io sono un uomo del fare, lavoro nel business, avrà capito da che parte sto… però è importante anche avere qualche contatto dall’altra parte, no?  In fondo qui si vota di continuo, e bisogna pensarci a pararsi il culoo.  Anche se poi comunque come idee io sarei socialista, eh!”

Dall’accento non capisco se sia romano o milanese, ma forse tutti e due insieme. Gli chiedo se si riconosce come esponente della categoria dei faccendieri.

L.P. “Vede, noi siamo come il lubrificante delle relazioni sociali, che come Lei sa sono il motore del nostro sistema economico.   A me non piacciono i termini che Lei usa, ma diciamo che nel mio campo, modestamente sono un vero esperto, lo sa che gli altri mi chiamano il Professore?  Più di una volta sono anche venuti da me a chiedere consigli, se le dicessi i nomi non ci crederebbe, e io ovviamente non dico di no, ma visto che non sono un coglione, scusi la parola, mi sono fatto pagare cash.  Proprio perché conosco la categoria, non so se mi spiego”

Io: “Visto che siamo in tema di relazioni umane, mi hanno detto che Lei è bipartisan anche a livello di fratellanze…”

Il Professore passa al tu.  Non mi chiede il permesso, ma mi spiega che anche questo è un classico del buon trappolèr. Instaurare confidenza subito.

L.P. “Ma certo, caro, Massoneria e Opus Dei.  Doppia tessera. Tanto, mica si scambiano l’elenco degli affiliati, e poi guarda che non sono il solo.   Però, non mi crederai… ma l’Opus Dei rende molto meglio, anche perché non la bada quasi nessuno.  Io parto massone, però per me l’Opus Dei è stata una vera rivelazione, in quel contesto uno come me è come una volpe in un pollaio, chiaro?   E guarda che c’ho pure conosciuto delle tipe, perché io sono così, non ho problemi a buttarmi, non me ne frega niente di niente”

Ecco che emerge lo sbruffone.  Ma adesso mi sa che esagera.

Io: “Va bene, ma non penso che con le affiliate dell’Opus Dei ci sia molto da divertirsi, no?”

L.P. “Eeeeeeeeeh, lo credi te, regazzi’…  Ti svelo un segreto: in ogni situazione, quando hai un obiettivo, che sia concludere un affare o farti una scopata, l’importante è capire il tuo interlocutore.  Hai afferrato?  Capire il tuo interlocutore.  Solo per questo consiglio mi dovresti dare cinquemila euro”.

Io: “Cash, immagino”

L.P. “Non sarai mica uno che chiede fattura, vero?  Comunque, la questione è semplice: se alla tipa dell’Opus Dei te la intorti bene, la smeni con i valori e quelle cose là, magari le racconti che sei stato sfortunato ma che credi nella  famiglia, poi classica cena elegante che funziona con tutte e un vino di un certo tipo, allora fai centro anche in quel caso.  E siccome la tipa poi c’hai i sensi di colpa, non lo racconta manco alle amiche, e poi hai campo libero pure con quelle, capito?   Eccheccazzo, sennò è come niente che nel giro delle amiche passi per un puttaniere”

Io: “Beh, capisco”

LP.: “E guarda che le tipe così poi a letto possono essere delle bombe; ovvio, ci devi mettere del tuo… ma per questo io in macchina c’ho sempre un paio di autoreggenti, perché sai… io sono un tipo fine

Io: “Cambiando discorso…”

LP.: “E perché?  Non ti piace la figa?”

Io: “No, è che l’argomento dell’intervista è un altro… Dunque, il fatto di navigare sempre ai margini della legalità non è rischioso?”

L.P.: “Mo’ ti faccio vedere una cosa…”

Apre un cassetto, tira fuori un grosso quaderno ad anelli, pieno di fogli scritti a mano.

L.P.: “Vedi, questa è la mia calligrafia, è tutto scritto a mano; non la capisce nessuno, tranne io e la mia segretaria, ma con lei vado tranquillo, tanto sono sempre in ritardo con i pagamenti e lei lo sa che se vuole ricevere gli arretrati deve starsene zitta e bbona.  E’ il sistema migliore per conservare le informazioni, altro che computer, crittografia o altre stronzate simili…  E qui io c’ho tutti segreti e le grane di magistrati, poliziotti, politici, giornalisti, di chi vuoi tu… e non le  cose per cui ti mettono in galera, no, di quelle cose a gente come questa non gliene frega un cazzo.  No, qua ho quel tipo di roba che se lo viene a sapere tua moglie ti sbatte in strada, non so se mi spiego.  Io la chiamo la mia polizza infortuni”

L’intervista è finita; però L.P. incredibilmente vuole veramente i suoi cinquemila cash, prima non stava scherzando.   Siccome la cassa del blog è vuota, provo a dirgli che se vuole può salire su La Nave de Los Monstruos, a bordo ci sono già Emanuele Filiberto, Michela Vittoria Brambilla e una modella diciassettenne.

Tempo 12 secondi e L.P. è già seduto nella poltrona migliore, quella vicina all’uscita di sicurezza.  Ora però mi tocca spiegargli che non gli posso preparare un mojito.

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27 thoughts on “Un tipo fine (ep. 4)

  1. kalojannis ha detto:

    L.P.?
    Mah, penso che il rappresentante tipico dell’Opus Dei sia un po’ diverso… meno sborrone (come dicono a Bologna) ma molto, mooolto più pericoloso…
    Smettiamola di lamentarci… oggi sono stato ad un convegno con il ministro degli Interni del migliore dei mondi possibili che ha sciorinato numeri e statistiche da far impallidire Odifreddi, spiegando ad una platea di signorsì ccome lorsignori vivessero nel migliore dei mondi possibili… e giù applausi e blablabla fratelli… che schifo!

  2. kalojannis ha detto:

    La cosa più eclatante è non trovare nessuno che abbia avuto il coraggio di dire: “Ma… Ministro non è vero che… oppure, forse è il caso di considerare che…”.
    Nulla, solo applausi.
    Caro Frappy, forse siamo noi che dovremmo salire su quella nave e volare via verso mondi meno fantastici ma più reali…

  3. Caro Kalojannis, io sulla nave ci sono già, la sto guidando alla ricerca di nuovi mostri, e ora che mi ci fai pensare non posso non fare tappa da te, mi hanno detto che c’è un Mostrificio sempre in funzione…

    Sborrone è la parola giusta, la si usa anche in Veneto, ma ha un significato originario tanto volgare che mi ero guardato dallo scriverla…

    Mi farai fare la fine di quelli di google, te l’ho già detto! 😛

  4. Qui pure si chiamano trafficoni, ma anche inciucioni.

    E per quanto riguarda lo sborrone, mi rendo conto dell’etimologia del termine, però rende bene 🙂

    Resto in attesa del prossimo mostro, mi sto divertendo troppo!

  5. kalojannis ha detto:

    Avevo scritto un commento ma non compare… lo riporto.
    Dalle mie parti si dice “chiacchierone” (caratteristica poi presente nel DNA della maggior parte dei miei conterronei).

    Sborone, magari con una r è meno volgare, anche se l’etimologia non mi pare incerta… e a Bologna lo usano tutti 🙂

  6. @ Diemme: inciucioni? Ma io sapevo “sòla” (= fregatura), sia nel senso di quella che ti rifilano, sia come soggetto agente…

    @ Kalojannis: chiacchierone?? Scusa, ma come osservi tu, è come dire “mato” a un triestino, parola che in effetti nel mio dialetto vuol dire “uno qualsiasi”… ahahaha

  7. Da noi, oltre “trafficone” usiamo “traffichino”, che è ancora più dispregiativo, in quanto rende l’idea dei mezzucci e del basso livello in cui si muove. Insomma, diciamocelo Fra’, quello del tuo post è un trafficone che si rispetti:; i traffichini sono quelli degli inciucini e delle piccinerie, di quelli i cui traffici sono per procurarsi una ricarichetta o un pieno, e non un ufficio in centro e una Volvo.

  8. @ Quartaeffe ex Ro.Ma.: ma il post è dedicato alla categoria dei trafficoni di quelli che fanno intermediazioni, traffici, maneggi, accomodamenti… quel tipo di personaggi, non all’altra categorie pur molto diffusa dei chiacchieroni!
    Cmq ci farò un pensiero, alla carriera da costumista 🙂

    @ Balibar: stando alle mie esperienze (molto indirette, ci tengo a precisare) i ciellini sono molto più rigidi degli opusdeiani.. ma personalmente mi tengo molto molto lontano da entrambe le categorie 😮

    @ Giulio: coss’ te vol, mi digo che la xe una delle mejo parole del triestìn (trad: personalmente ritengo sia una delle parole più espressive del dialetto veneto-giuliano)

    @ Diemme: hai ragione, il mio è un Faccendiere con la F maiuscola, uno che la sòla la tira a Mediobanca, non quello che si fa dare 3 caparre per vendere la stessa casa

  9. @ fra’
    Ma come? Prima dici che a Kalojannis (che mi riconosce d’aver fatto centro) che è la parola giusta e poi, quando te ne do una perfetta definizione da vocabolario del Cruschello, mi dici che non c’entra niente? 😀

    P.S. Sono sempre romaguido (non mi piacciono affatto i camaleonti del web, puzzano di coda di paglia da lontano un miglio).
    quartaeffe è un nick collettivo che uso in altre occasioni; purtroppo a volte mi scordo di fare il log out e wordpress fa il resto. Chiedo scusa per il lapsus. Buona settimana a tutti! 🙂

    • Sì, effettivamente hai ragione, ma il fatto è che il faccendiere è sempre anche un po’ sborrone (come aveva detto Kalojannis) mentre non necessariamente è chiacchierone.

      Il senso del termine usato da Kalojannis è quello di chi vive al di sopra delle proprie possibilità, si vanta di amicizie altolocate, esibisce il rolex (vero o finto poco importa), fa il giro a Cortina o Porto Cervo ma poi ripiega nel b&b poco distante, e via dicendo

  10. E poi mi si viene a dire che la valutazione è una cosa facile. Uno (Kalojannis) mi propmuove a pieni voti, l’altro (Fra’ Puccino) non mi dà nemmeno la sufficienza :-((( E no, io non ci sto! Qua ci vuole Mariastella; lei si che sistemerebbe tutto a dovere!
    😀

  11. @ Ro.ma: se permetti, l’interpretazione autentica dei miei medesimi post spetta solo a me 😛

    @ Presidente: a te lo posso dire: in questo post c’è molta meno fantasia di quello che può sembrare… è tutta vita vissuta (purtroppo) 😀

  12. Puccy, io ho interpretato esclusivamente il termine, non il tuo post (che a dire il vero non ho ancora avuto il tempo di leggere). Ho scorso velocemente il tutto, ho letto che c’era la diatriba sul termine ed è esclusivamente su quello che sono intervenuta. 😉

  13. Anche dalle mie parti si dice trappolèr e fortunatamente di così schietti non ne incontro da un po’. Ho visto però che questo post ha qualche anno. In quanto donna a me normalmente non parlano di sesso se non perché vogliono farlo con me. Il tema però é chiaro e credo che non si siano ancora estinti.
    Quando mi danno del tu io li guardo fissi e continuo con il lei. Mi chiedono: “Ma non ci possiamo dare del tu?” e rispondo: “Mi trovo a mio agio con il lei, se non le dispiace.”
    E hanno tutti lo stesso stile.
    Di solito passo con lo spruzzino disinfettante la scrivania dopo che se ne sono andati.

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