Madrelingua

Il 21 febbraio ricorre la giornata internazionale della madrelingua.

La mia madrelingua, per il girare casuale della ruota della storia, è l’italiano.   Avrebbe potuto essere lo sloveno, forse anche il tedesco; ma è stato l’italiano. E’ una lingua che tutto sommato mi piace, e che a differenza di tanti miei conterranei ho sempre preferito al dialetto.  E’ la mia lingua.

La sera di San Valentino di una settimana fa, per il giro casuale della ruota del mio destino, nessuno attorno a me parlava la mia lingua.  Non la parlavano le persone sedute nei tavoli vicino al mio, non la parlava il cameriere, non la parlava il menù pieno di parole dal significato incomprensibile e spesso fuorviante, non la parlava nemmeno la persona seduta dall’altra parte del tavolo.

E’ curioso passare quattro giorni senza mai utilizzare la propria madrelingua, comunicando solo in spagnolo (o in inglese se proprio non ci riusciva a capire).   Se poi sei in una città che non è la tua, in cui non sei mai stato prima, e che non assomiglia a nessuna delle città che hai conosciuto, allora la sensazione di straniamento è totale.

Per questo servono le fotografie, per cercare di aiutare il ricordo, e per provare a noi stessi che i nostri ricordi sono reali.

Ma è davvero così? Sono davvero reali i ricordi e la realtà apparentemente cristallizzati nelle foto?

A volte lo dubito.

A volte, guardando una per una le foto che personalmente mi piace ancora vedere stampate e sviluppate, ne trovo qualcuna in cui mi sembra che l’obiettivo sia stato poco obbiettivo e  non abbia immortalato la persona che ho conosciuto, ma la mia immagine, potrei quasi dire la mia fantasia, di quella persona.

Chi è la persona in quella foto?   E’ la persona che ho conosciuto, venuta particolarmente bene in quella foto, oppure è il mio immaginario che ha posseduto la sua immagine in quella foto?

Forse, può anche darsi che ci invaghisca o ci si innamori di una persona che non esiste, se non nella tua fantasia e nelle foto che chissà perché realizzano quella fantasia.

Lei non è, non sarà mai, come in quelle foto.   Ma lì, nell’istante che quelle foto hanno colto, in quell’istante il tuo ideale è diventato realtà.

Come sia successo, e che significato abbia tutto questo, non lo so.  Il linguaggio dell’amore non è la mia madrelingua.  E per quanti sforzi stia facendo per impararla, con ore e ore di lezioni private, è tutto inutile, al massimo arrivo al livello A2 (intermedio, o di sopravvivenza).

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7 pensieri su “Madrelingua

  1. OT:
    Il giardino è quello del Miramare?

    Posso dire una cosa romantica, da diabete?
    L’amore è negli occhi di chi guarda e quelle foto sei tu che le vedi così come una volta vedevi quelle persone. E allora era così anche per chi si faceva ritrarre.
    Ma niente è eterno, anche se continuiamo a sperarlo. 😦

  2. “……..può anche darsi che ci invaghisca o ci si innamori di una persona che non esiste, se non nella tua fantasia…….”

    beh, invaghirsi è sempre un inganno dei sensi …. più he altro un inganno degli occhi, perchè è attraverso il canale visivo che ci si invaghisce maggiormente.

    A volte mi chiedo: sarei capaci di innamorarmi, se fossi NON vedente? e sulla base di quali fantasie costruirei il mio innamoramento?

    forse uditive

    mi piace ascoltare, forse potrei ancora invaghirmi con il canale uditivo …!

  3. @ Giulio: forse è così, Giulio, forse è proprio così…

    @ Ro.ma.: il giardino è il Parque Genovès (era un tipo che si chiamava così, non c’entra con Genova) di Cadice, in Spagna, e “una volta” non è che sia così lontano nel tempo…

    @ Presidente: a volte però tra inganno e autoinganno si entra in cortocircuito…

    anche i non vedenti si innamorano, hanno altri modi di “vedere”, usando le mani, per esempio…

    Altrimenti… certo, c’è la voce, il modo di rapportarsi, l’energia che trasmette una persona… chissà…

  4. Qualcuno ha detto che le fotografie sono pe chi non ha ricordi.
    Ma anche io le amo. E’ bello vedere quell’istanti vita passata. Guardare la strada fatta, le cose cambiate.
    Una fotografia è un dettaglio di una vita che va sempre conservato. Anche quando fa male.

  5. Che ricordi mi tornano in mente… che belle le serate passate insieme a stranieri di tutto il mondo, dove si parla in tutte le lingue meno la tua. Mannaggia… la nostalgia!
    😉

  6. @ Valentina: senza le foto i nostri ricordi diventerebbero vaghi e imprecisi, nel bene e nel male; e invece è bello mirarle e rimirarle, sia che siano appena uscite dal fotografo sia che le ripeschi in un cassetto

    @ Kokeicha: la nostalgia è un sentimento pericoloso, perché ti fa soffrire ma allo stesso tempo ti attrae

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