Scatole di scarpe

Scatole di Scarpe n. 1

Certo, ricorreva ieri (ma ieri avevo da fare).  Il Peculiar People Day, il Giorno della Gente Speciale. Come potevo non festeggiarlo?

Sapete perché amo il cinema, perché lo amo alla follìa?   Perché il cinema, il buon cinema, apre la mente, ha capacità psicotrope più potenti della droga o del sesso.  Ho appena finito di guardare The Darwin Awards (F. Taylor, 2006) con Joseph Fiennes, Wynona Ryder, quei due di Myth Busters e un cameo di Lawrence Ferlinghetti, e questo film mi ha aperto la mente, ma mi riprometto di tornarci più avanti, perchè il film è così bello che merita un post tutto per sé.

Come, chi è Lawrence Ferlinghetti?  Potrei dirvi

continuiamo così, facciamoci del male

ma onestamente prima di vedere il film non lo sapevo neanche io, a allora vi suggerisco semplicemente di informarvi così come ho fatto io.

Le scatole di scarpe sono qualcosa di eccezionale, apparentemente sono qualcosa di estremamente banale e abbastanza inutile, ma se ci fate caso nella loro assoluta banalità ogni scatola di scarpe ha qualcosa di unico, che la rende eccezionale, Quando poi una scatola di scarpe è vuota, e ha esaurito ogni sua funzione ma rimane accastata in qualche angolo della casa senza un motivo, allora raggiunge la perfezione, l’assoluto, il Nirvana di una scatola di scarpe.

L’illuminazione.

Oggi ho pensato che forse sto sbagliando tutto.  E’ giusto andare alla ricerca di una vita normale, regolare e tranquilla?   E’ giusto cercare la pace, sia anche in una rassicurante relazione sentimentale?

Seduto (o forse ero disteso) nel mio comodo divano rosso ho pensato che forse c’è un’altra strada; forse dovrei fare come in questi film americani, in cui il protagonista prima di redimersi (o provare a farlo) e magari finire a letto con qualche gran bella tipa passa un periodo di casa sporca, lattine di birra vuote, canottiera unta e l’immancabile cartone della pizza a domicilio, con una fetta ormai fredda di pizza rimasta lì dimenticata.

Forse.  Forse anche no.

Forse bastano le scatole di scarpe vuote accatastate in corridoio nel loro Nirvana a tempo determinato.   L’importante è continuare la Ricerca, il momento di fermarsi e sedersi ai lati della strada non è ancora arrivato e anche se qualche volta sono stanco, lo so bene, lo so molto bene, che devo continuare ad andare avanti.

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18 thoughts on “Scatole di scarpe

  1. Il rischio con la “fase trasandata” è che non finisca come nei film americani con il tizio che trova la bella tipa e torna figo ma come nei film italiani, vedi Fantozzi… 🙂 Vuoi correre questo rischio? 😀

  2. Il “problema”, detto tra virgolette proprio perché non lo è, magari è un altro, che al di là di tutto in un certo senso condiziona la nostra vita, ed è la ricerca di noi stessi che non si esaurisce mai, e così, di scatole vuote ce ne saranno sempre e sempre le accatasteremo nella speranza che possano servire a qualcos’altro o che magari trovino definitivamente la loro vera identità.

  3. Direi che mettere la ricerca in stand by potrebbe essere una soluzione temporanea, poco esaltante, giusto un pizzico terapeutica, fino a quando non sentirai la necessità di dare a quelle scatole vuote nuova collocazione, un nuovo scopo, una nuova vita. Lasciale là, ma solo per un po’.

  4. Sarò sincera, anche io a volte ho avuto voglia di “lasciarmi andare”, non alle lattine di birra ma come nei migliori film americani, essendo femmina, a quelle enormi ciotole di gelato, che la protagonista (stile Bridget Jones) deglutisce a etti senza gustare, ma manda giù solo per inerzia.
    Ma alla terza cucchiaiata ho sempre desistito: mi prende un freddo!!!
    Non è con il gelato o la birra che si scaldano i cuori.
    Un bacetto da Sol’

  5. Fede ha detto:

    Ogni cosa ha una sua fase e un suo tempo.
    Le scatole di scarpe vuote ci sono sempre state e sempre ci saranno, cambia soltanto lo stato d’animo con cui le guardiamo.
    E ciò dipende da ciò che stiamo vivendo.

  6. Mi piacciono tutte le vostre risposte, anche perché così eterogenee tra loro, e ognuna con il suo germe di verità, o quasi

    @ Giulio: ma guarda che non corro quel rischio, il mio phisique du role è più da film americano che da commedia all’italiana

    @ Solindue: ti svelo un segreto, un nettare dolcissimo chiamato Nutella, che lenisce ogni pensa in un delirio di dolcezza cioccolatosa (anche se con qualche grasso effetto collaterale)

    @ Arthur, Kokeicha e Fede: a leggere i vostri tre commenti, mi sembra che ognuno di voi abbia letto il mio post sotto una chiave di lettura diverse, ma mi piacciono tutte e tre le vostre interpretazioni e non riesco a scegliere, anche perchè in effetti hanno un senso tutte e tre

  7. balibar ha detto:

    A 16 anni leggevo Kerouac, Ginsberg & company ed ho fatto un periodo stile On the road (mi torna in mente Daunbaillò).
    Non fu proprio una scelta ma certo avevo coltivato una certa predisposizione.

    Poi, se ci tieni a vivere e non a sopravvivere, smetti.
    (guarda che non parlo di abuso di sostanze).

    Se mi sento arricchito (spiritualmente) non so dirti, sinceramente.
    Dipende da quello che cerchi, cioè se non è un subire le situazioni.

    So che ho dovuto perdere molte cose “tranquille” che ora forse rimpiango.
    Pro e contro, dare e avere.

    Ha comunque ragione Giulio, può essere pericoloso, e se ti va come Fantozzi, ti va fatta grassa. 😕

  8. balibar ha detto:

    FraP mi veniva in mente che spesso i film americani sono comunque “puliti”.(vedi Una canzone per Bobby Long con Travolta e Scarlett Johansson).

    Vabbè, li c’è di mezzo la droga, ma un film “dirty” potrebbe essere Spun.(Mickey Rourke fra gli altri).

    😉

  9. Uhm… la scatola , se la guardi bene bene non è mica vuota! C’è dentro il mio gatto tutto arrotolato che si diverte come un pazzo a far finta di non esistere … ma c’è! Nulla è mai davvero vuoto … perchè il vuoto , lui , non è mica vuoto!!! Il vuoto è pieno … di vuoto , ma pur sempre pieno !

    (c’era dell’erba strana nel te stamane…)

  10. Fra,

    il tuo scritto mi ha fatto molta tenerezza. Ho visto le scatole accatastate e per me questa è normalità, che forse anch’io vorrei. Tu dirai: normalità delle scatole accatastate? eh si. La mia casa è una bomboniera. Tutto deve essere rigorosamente al proprio posto e se non lo è non sto bene. Quindi tutto lo è. IO regina del disordine.

    Anch’io come voi mi sono fatta prendere dai ricordi. Ricordo me su un divano a scrivere poesie o a studiare ai tempi della maturità con vaschette intere di gelato e ai tempi di qualche esame interi vasetti di nutella. Io cultrice della forma fisica e della sana alimentazione. Stavo bene e non mi sentivo disfattista.

    Finita l’università ho preso lo zaino e via alla ricerca di se stessi. Forse ho trovato una parte di me. Altre parti di me forse non sapevo nemmeno che esistessero.

    Prendo spunto dalle parole di Balibar per dire si, tutto arrricchisce anche se in fondo nel bene o nel male siamo sempre gli stessi.

    Fuori tema? beh un pochino si

  11. @ Balibar: con i tuoi accenni al tuo periodo on the road stimoli la curiosità, però poi ci lasci lì, con mille domande… perché? per quanto tempo? e perché finito quel periodo non hai ritrovato quelle cose “tranquille”.
    Grazie poi dei consigli cinematografici, non ho visto quei film, ma potrebbe essere un utile suggerimento

    @ Koalanation: ti rispondo con una battuta da film: datemi quello che preso la signorina (perchè sei signorina, vero?) ^^

    @ Monica: bello ritrovarti su questi pixel 🙂 Ma non ho capito: le cose a casa tua sono in ordine o in disordine, e per casa tua intendi quella dei tuoi o quella tua tua?

    Pure te on the road? Vale anche per te quello che ho scritto a Balibar: facci sapere di più, magari nel tuo blog visto che tu a differenza di lui ne hai uno! 🙂

  12. Carissimo Fra,

    non ho mai smetto di seguire il tuo blog, ma ci sono stati post che ho trovato difficile commentare. Bene o male lo stile delle mie risposte è quello e leggo, metabolizzo, ma non sempre riesco a lasciare segno del mio passaggio. Questo dipende dall’argomento del post, dalle lune di stella, e dalla frenesia lavorativa.

    Sorrido perchè tu come i miei amici e le mie colleghe quando dico a casa mia mi chiedono: da te o dai tuoi? Da me, da me. Fino a qualche settimana fa seguivo l’auto imposta regola della pulizia volta per volta: ti spogli, tutto in camera armadio; cose da lavare subito nel cestone; rifiuti subito al loro posto, ecc. Da poco prima di Natale regna il caos più assoluto. Vige ancora la regola: no scarpe in casa mia, ma per il resto lavandino pieno di tazze e cucchiaini che o li vado a comprare, o faccio colazione al bar o li lavo. Ma gli schizzi sul mega specchio del bagno e sul top sono allucinanti.

    Sono reale, realissima, e il mio tentativo di essere ordinata in queste ultime settimane non è andato molto bene, ma già stamattina ho confinato tutte le scarpe nella camera armadio, alle tazze ci pensiamo stasera. Sono tipo le tue scatole tutte accatastate, ma io ci devo fare colazione…

    Come vedi sono sempre la stessa, incasinata nel profondo…

    Per on the road prometto lo farò…

    Un abbraccio a te e a tutti….

  13. Beh, ma prima o poi quelle scatole le metto da qualche parte, benché dove siano ora (per parafrasare Bersani) danno un senso a quel corridoio

    Quanto alle tue tazze, però, un dubbio mi sorge spontaneo: ma usare la lavastoviglie, no, eh? ^^

    • Qualche mese fa avevo messo tutte le tazze in lavastoviglie e tutti i cucchiaini, poi sono finiti i cucchiaini e allora sono passati a quelli del caffè (che non bevo). X le tazze ero gia passata a quelle in esposizione sopra la cucina ma alla fine visto che non ceno e non pranzo a casa le ho lavate a mano. Io sono per fare le lavatrici piene e quindi vada anche per la lavastoviglie. Sai una cosa? sabato compro dei nuovi cucchiaini così faccio una lavastoviglie piena solo di tazze e cucchiaini (il te lo bevo tutte le mattine) e spesso la camomilla o il latte senza lattosio con il miele prima di andare a letto e quando mi viene a trovare qcn la sera tisana…quindi tazze e cucchiaini….

  14. balibar ha detto:

    Chissà se c’era anche Ferlinghetti

    Non è che vada particolarmente orgoglioso di quel periodo.
    Non era particolarmente On the road nel senso di viaggi. (ma neanche di joint)
    Comincia così, con le lattine vuote lasciate dove sono, il letto sfatto, la barba incolta.
    Tutto diventa relativo, anche la cura di se stessi.
    Più che vivere, ci si lascia vivere addosso, convinti che l’unica cosa che conta è la ricerca interiore. Poi si perde di vista anche quella.

    E’ sufficiente avere un letto dove dormire, qualcosa da mangiare e le sigarette da fumare?

    Vivere esclusivamente secondo il momento (neanche alla giornata), non porta da nessuna parte.
    E l’amore? Le relazioni? La calda atmosfera di casa che non c’è? Fare un progetto e vederlo realizzarsi?

    Ah, il fascino de “Les Poètes Maudits”.
    Molto maudit poc poet. 😀

  15. @ Balibar: beh, da quello che scrivi, ci sono troppe cose cui non riuscirei ad adattarmi, dalla barba incolta alle sigarette da fumare.

    Essì, perché… come posso essere maudit se non fumo?

    🙂

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