Radici

Oggi si celebra la giornata delle Radici, ovvero degli antenati di ognuno di noi, ma soprattutto (penso) le radici di chi vive lontano dalla patria dei propri avi.

Metà delle mie radici, più o meno, vengono dalla Slovenia, dove si trova il Lago di Bled (nella foto) con la sua omonima isola, dove un tempo gli antichi Sloveni veneravano Ziva, la Dea dell’Amore e della Fecondità, che suppongo fosse una divinità molto importante del pantheon pagano degli antichi Sloveni, che hanno sempre pensato più a fare l’amore che a fare la guerra.

Per fortuna l’isola della Dea dell’Amore non si trova nel lago di Bohinj, altra bellissima località, il cui nome potrebbe però invogliare i maliziosi a licenziosi accostamenti.

Fin da quando ero bambino, forse anche per il fatto di avere caratteristiche somatiche molto poco italiane, o forse per il fatto di vivere in una località di frontiera, sono sempre stato molto curioso di scoprire le mie origini. Così, a suo tempo, mi ero impegnato a interrogare nonne e bisnonne, raccogliendo i nomi dei loro genitori, fino a completare con buona approssimazione un albero genealogico della mia famiglia.

E’ stato così che ho scoperto che i miei antenati venivano tutti da un’area geografica molto ristretta (sebbene parlassero lingue e dialetti diversi) e ho ricostruito quella che chiamerei la Leggenda della Pasta e Fasioi.

Tanto tempo fa, all’epoca delle conquiste napoleoniche, correva l’anno 1813, in un isola dell’Adriatico chiamata Ilovik in croato e Asinello in italiano, il mio avo Benedetto “Budin” Budinich, che gestiva la migliore (e unica) locanda dell’isola, vide entrare S.E. il Governatore Generale, che chiese di poter mangiare qualcosa.

Il mio avo gli servì l’unico piatto sul menù: Pasta e Fasioi, e da bere un buon vino rosso, che da quella parti bevono sempre, anche con il pesce.

I problemi insorsero al momento del conto, perché il Governatore Generale non disponeva di molti liquidi, o meglio era proprio al verde.   Dovevano essere proprio gli ultimi giorni del dominio francese, e il governo napoleonico era ormai allo sbando.  Il mio avo però voleva essere pagato.

Il Governatore Generale chiese allora una penna d’oca e una pergamena, che il garzone della locanda andò a chiedere in prestito al parroco, che malvolentieri li concesse a condizione che tornassero indietro prima del tramonto.

Fu così che il Governatore Generale insignì Budin Budinich nientepopodimeno che del titolo ereditario di

Principe di San Piero de’ Nembi, Patrizio delle Provincie Illiriche.

Con l’arrivo degli austriaci questo titolo, intitolato all’isola dal nome altisonante di fronte a Ilovik, non venne riconosciuto e il mio avo continuò a gestire la locanda e ad andare a pesca, se mancavano i clienti.   Ma a San Piero, e persino nella vicina isola di Lussino, Budin Budinich venne sempre omaggiato dai paesani con il titolo di Principe; anzi, per esteso di

Principe della Pasta e Fasioi.

Che dite, posso dare del tu a Emanuele Filiberto?

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10 pensieri su “Radici

  1. In teoria, oggi tutti potremmo dare del tu a Emanuele Filiberto ma, non conoscendolo, direi che possiamo serenamente limitarci al “lei” 😉 comunque, siccome il sangue non è acqua, dovresti avere nel dna il sacro fuoco dell’arte culinaria!

  2. No Blogger ha detto:

    ..i miei antenati facevano il mestiere della guerra e, chiamati dalla Serenissima con il Turco alle porte, andarono come tanti altri da tante parti dell’Europa cristiana a difendere Vienna nell’anno del Signore 1683. E l’Europa non divenne islamica. Al momento del pagamento la Serenissima si sentì in diritto d’offrirsi uno sconto, nominandoli “patrizi di Pola”, visto che ai confini istriani avevano in precedenza fatto un po’ di repulisti di “teste calde” e di “banditi”. Era comunque un altro buon biglietto da visita per le future “commesse” e l’accettarono. Tanto s’era già fatto un ricco bottino alle spese del Turco…
    La Dalmazia è splendida 🙂

  3. @ Giraffa: beh, in effetti, nonostante le generazioni che mi separano dal mio avo, la passione per la cucina ce l’ho, assolutamente.
    Solo che per una buona Pasta & Fasioi è necessario più tempo di quello che normalmente ho a mia disposizione

    @ Noblogger: la tua storia è molto interessante, ma la cosa davvero stupefacente è che si sia tramandata per più di 4 secoli!!

    • No Blogger ha detto:

      se è per quello, se ne sono tramandate anche altre 😉 i contratti, poi, li facevano anche allora e quelli della Serenissima erano molto pignoli, per così dire. Buon Natale!

  4. Beh, diciamo che dare del tu a Emanuele Filiberto non rientra tra le cose cui aspiro nella vita: preferisco darlo ai miei blogamici! 😉

    Buon Natale caro Fra, a te e a tutti i lettori che passeranno da queste parti.

  5. In effetti è sempre affascinante scoprire le nostre radici.

    Io, le mie, proprio perchè ho vissuto in tanti posti, quasi stento a ritrovarle, ma prima o poi mi sa che le cercherò sul serio.

    Buon Natale Fra e soprattutto, un anno pieno di cose bella da fare e da desiderare.

    Auguri!

  6. Ciao Fra. Ciao a tutti.

    Anche nella famiglia di mio padre si racconta di un avo che compì delle gesta.

    L’antenato venne avvicinato, giovanetto, nelle campagne d’Abruzzo, da taluni briganti, che soltanto gli chiedevano dell’acqua e forse qualche notizia sui luoghi.

    Il contatto non passò inosservato e qualche delatore ne riferì agli sbirri, i quali, di buon ora la mattina presto, come si usava e si usa, si diressero verso la casa del giovane, al fine, verosimilmente, di interrogarlo o persino di fermarlo o addirittura di arrestarlo, chissà, con l’accusa di brigantaggio.

    La campagna, con la sua voce sommessa ma efficace, avvisò il ragazzo dell’imminente pericolo: questi, radunate poche cose, ne fece fardello, salutò dolorosamente madre e famiglia e si diede alla macchia.

    Va da sé che, in tali circostanze, altra soluzione non v’era che di divenire brigante per davvero.

    Reputo che il seguito della storia possa costituire motivo di lettura non banale e a tratti amena, senza mancare di un risvolto accattivante, sul quale grava un mistero mai sciolto.

    Tuttavia, allo scopo di riferire i fatti con la correttezza oggi possibile, pur accettando quanto di romanzato vi è stato aggiunto dal gusto epico delle generazioni, ho preso testé contatto con una mia cara parente, la quale, allorché trascorrerà le prossime feste nel luogo natio, si premurerà di registrare le ben due versioni su quegli accadimenti, così come esse sono custodite dalla fonte familiare meglio accreditata.

    Quanto prima, ne faremo un articolo e ne darò pubblicazione sul mio blog.

    A presto.

  7. Beh, anch’io ho fatto la mia ricerca e, grazie ad un motore eccezzzzziunale veramente, sono riuscita a scoprire che in realtà le nostre famiglie possono vantare origini ancora più antiche di quelle fin qui dichiarate: abbracciamoci tutti, miei cari cugini, Adamo ed Eva saranno davvero felici d’aver dato origine ad una così gloriosa famiglia! 😆

    @Fra’
    Quando mio nipote aveva più o meno tre anni e cominciava a pasticciare (devo dire con ottimi risultati) con acqua e farina, gli feci avere, dalla locale Accademia della Cucina, il titolo di “Gran Chef della Pizza e della Frittella”. Secondo te, se doveste incontrarvi da qualche parte del mondo, a chi toccherebbe l’onore della destra? 😉
    A tutti vadano i miei auguri di un sereno Natale 🙂

  8. @ Diemme & Arthur: Buon Natale anche a voi, che poi voi siete due Grandi Blogger, e ora che Marcy non si fa più vedere in giro siete rimasti le due maggiori Star del Mondoblog che frequento 🙂

    @ Luciano: attendo con palpitazione il racconto completo, sembra un film d’avventura; che dici, il tuo antenato lo facciamo interpretare a Raoul Bova?

    @ Giulio: è vero, e soprattutto colpisce se magari guardi una foto in bianco e nero con i bordi a francobollo e riconosci il tuo stesso sguardo, o la tua stessa impressione

    @ Ro.ma: considerato che l’Accademia Italiana della Cucina è un’istituzione poco conosciuta ma di enorme prestigio (molto più esclusiva dei vari Rotary o Lions) direi che prevale tuo nipote, sembre che continui a esercitare

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