Viaggiatori ferroviari surgelati alla fermata del treno

Ieri era la giornata internazionale dei migranti.

Ieri sera, passate da un bel po’ le 22, cercavo di ripararmi dal freddo dentro un gabbiotto sulla banchina del binario 4 della Stazione di Verona, in attesa che arrivasse il regionale da Milano, che alla fine è arrivato con 30 minuti di ritardo.

A quell’ora avrei dovuto essere già a casa mia, visto che il mio Eurostar Freccia d’Argento, per cui avevo pagato più o meno il prezzo del biglietto per un volo Ryan air, avrebbe dovuto portarmi a Verona in tempo per prendere la coincidenza da Milano.  E invece la nuova meraviglia delle ferrovie italiane è arrivata con ben 40 minuti di ritardo, facendomi perdere la coincidenza.  Poco male, ho pensato, dopo c’è il regionale delle 22.18, che però era in ritardo pure quello.

Certo, c’era brutto tempo.   E allora?   Siamo in Italia, mica a Rio de Janeiro, come sottolineava la star del gabbiotto in cui ci siamo ritrovati noi disperati che dovevamo prendere quel treno in direzione Venezia.   Dall’accento quella signora dall’età indefinita probabilmente era brasiliana, e con le sue parole che esprimevano l’opinione di tutti nei confronti della dirigenza di Trenitalia, almeno ci ha fatto passare un po’ di tempo nonostante il freddo e la rabbia.

Ha fatto sorridere me, con il trolley, la valigetta da professionista e il computer portatile; ha fatto sorridere la ragazza vicentina orgogliosa nella sua uniforme da alpina; ha fatto sorridere le ragazze africane che in questo tipico scorcio di umanità da Veneto del terzo millennio rappresentavano la maggioranza relativa del popolo del gabbiotto; ha fatto sorridere la ragazza russa dai capelli di paglia che parlava con lei, ha fatto sorridere qualche autoctono e anche quel tipo dall’aspetto indefinito che avrebbe potuto essere indiano, bengalese o forse rom.

L’unico a non ridere era un siciliano, che forse ci teneva a rimanere nello stereotipo del meridionale serioso.   Distante anni luce da quello spirito di sarcasmo un po’ cinico che caratterizza lo spirito veneto, sia degli indigeni che di questi nuovi veneti che vengono da tutte le parti del mondo e che certe volte ti da l’impressione di vivere a Brooklyn, e non in mezzo alla provincia più provincia d’Italia.

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13 thoughts on “Viaggiatori ferroviari surgelati alla fermata del treno

  1. Ma basta lamentarsi!!

    Trenitalia è il sale della vita, è l’emozione dell’imprevisto, il batticuore di un appuntamento saltato,di una coincidenza mancata, è la gioia dello stare insieme, uomini e pidocchi. Che mondo sarebbe senza Trenitalia?

  2. @ Kalojannis: la mia mancanza, e la tua, allora? Ne vogliamo parlare? 🙂

    @ Giulio: sì, anche perchè nel sistema italiano dei trasporti non è affatto scontato!

    @ Starla: in realtà io ho grande simpatia e stima per macchinisti, controllori, biglietterai, persino per l’omino dentro la macchinetta dei biglietti self-service (c’è dentro un precario, non lo sapevate?), chi mi sta sulle scatole sono i dirigenti Trenitalia, la colpa di tutto secondo me è solo e soltanto loro e mi fa rabbia che alla fine con tutti questi disagi non paga mai nessuno, e chi deve pagare è chi sta in alto, questa dovrebbe essere la regola, sempre

  3. kalojannis ha detto:

    Io ero assente giustificato… come ben sai, sono stato emigrante in cerca di occupazione… 😉
    magari dopo ci sentiamo su Skype così ti dico com’è andata…

    • E mica puoi solleticare così la nostra curiosità e poi dire “Te lo dico in privato”.

      Come diceva il grande Zero, “L’indirizzo ce l’hai”, rintracciarmi non è un problema 😆

      • kalojannis ha detto:

        Diciamo che avevo l’ultimo colloquio per un posto per il quale avevo superato 5 prove scritte (2 a Milano, 3 a Roma)… il resto, come scrivi tu, “te lo dico in privato” 😉

  4. @ Godot: non ho capito… E’ il treno che arriva due ore dopo, o sei tu che arrivi due ore dopo in stazione?
    (se è la seconda, in privato ti spiego perché alla fine arrivi a destinazione come minimo due ore dopo… 8) )

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