Diritto al Party

Se ieri ho postato un video del gruppo emergente Chi-Town Kids, oggi è il turno dei capostipiti del rap americano, il trio ebraico newyorkese dei Beastie Boys (A. Horovitz, A. Yauch e M. Diamond), che qui di esibiscono in un loro pezzo storico, forse una delle più politiche delle loro canzoni, in cui rivendicano il diritto di ogni Giovane a lottare per il proprio diritto al Party.

Il diritto al Party non è stato ancora espressamente inserito nell’elenco dei diritti umani fondamentali, di cui oggi si celebra la giornata internazionale dei diritti umani, ma l’omissione costituisce sicuramente una dimenticanza.

Ma anche se così non fosse, possiamo dire che il diritto al Party è indirettamente tutelato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, quando proclama il diritto alla libertà (art. 3), la libertà di movimento (art. 13), la libertà di espressione (art. 19) il diritto di riunione (art. 20) e soprattutto il diritto allo svago (art. 24).

Il diritto al Party di noi giovani però è messo in pericolo dai Matusa, e in particolar modo da quegli odiosi vicini che battono sul muro solo perchè stai ascoltando i Metallica all’una di notte.

Ai vicini che brontolano potreste replicare leggendo ad alta voce il testo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, oppure…

Oppure potreste prendere il megafono, uscire sul terrazzino, scansare Max che non si è sentito molto bene, e poi gridare a tutti polmoni:

Se vuoi vieni anche tu a ballare con noi, matusalemmico vicino rompicoglioni, c’è un gin tonic anche per te, e anche per i raga della volante che hai chiamato e che invece di inseguire spacciatori e terroristi devono venire a rompere a noi gggiovani con tanta voglia di divertirci e che siamo così a posto che ci andiamo a fumare le cicche in corridoio usando la lattina di birra vuota come portacenere perchè la mamma di quello che organizza la  festa non vuole che fumiamo in casa e se ci piglia sono razzi acidi

Bisogna avere coraggio, e non arrendersi mai.   Perchè, come cantavano i Beastie Boys nei loro memorabili versi, per i propri diritti bisogna alzarsi e lottare, bisogna difenderli con i denti, non dare nulla per acquisito, volere tutto e subito, e non dimenticare mai che i luoghi comuni appartengono a tutti noi!

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8 pensieri su “Diritto al Party

  1. Giulio, vedi, io penso che Elio degli Elio e le Storie Tese sia un po’ il Dante, il Machiavelli, il Manzoni del novecento, l’uomo che ha cantato il malessere dell’uomo contemporaneo come metafora della condizione umana

  2. Il post mi ha fatto tornare alla mente la mia adolescenza. A quell’epoca preparavamo delle coreografie insieme alle amiche del palazzo e c’era l’inquilina del piano di sotto che brontolava sempre.
    I giochi in cortile, invece, venivano ostacolati da un impiegato (sicuramente del catasto :lol:) del palazzo di fronte.
    In compenso, c’erano bellossimi rendez-vous in terrazza, prima di cena, presente la “cotta” del momento, con l’immancabile musica. Quelli erano momenti di libertà assoluta.
    I party, poi, erano permessi e le coreografie riscuotevano un successo strepitoso.
    Unico neo: a noi ragazze “serie” (v. Masini) non era concesso frequentare il garage/club dove si ascoltava musica e si ballava h. 24 (o quasi). Ancora ricordo il disastroso tentativo di trasgredire al divieto…

  3. OH CIELO! io volevo commentare su Farlo in alta quota, o nel bagno del treno (facendo attenzione all’alta velocità che in un attimo sei nella stazione dopo), ma poi mi sono trovata qui sul Diritto al Party, che poi tanto diverso non è…lo puoi fare anche nascosto dietro i divani della buia cantina con le luci colorate di rosso e la carta argentata alle pareti….e quei lenti stile “il tempo delle mele”… suvvia come dire basterebbe farlo … 😆

  4. pp ha detto:

    Mi è venuta in mente una serata in cui ci siamo uniti con le vicine di casa (le uniche ggiovini del palazzo popolato da gente anziana) e, intorno alle quattro, ci siam messi a suonare e cantare con violino, flauto, tamburello e chitarra!!! Fortunatamente nessuno ha chiamato le forze dell’ordine! 😛

  5. @ Ro.ma: le ragazze “serie”? Quand’eri giovane c’erano ancora le ragazze “serie” e non potevano andare a ballare??? O_O

    @ Solindue: ehy, sono d’accordo che basta farlo, e vanno bene, nel caso, sia il bagno dell’aereo che dietro al divano, ma i gabinetti dei treni proprio no, eh, a meno che quelli delle signore non siano in condizioni migliori di quelli dei maschietti

    @ Pp: dai, ti è andata bene, ti immagini essere portato in Questura per suono molesto di tamburello?! 😀

  6. @ Fra’
    1) Per tua norma e regola, io SONO giovane; solo da qualche… mese 😆 ho superato l’adolescenza;
    2) Ho detto che erano permessi i party, sia a casa mia (dove il babbo faceva sempre una puntatina con la scusa di invitare a ballare qualche ragazza che, a suo dire, faceva tappezzeria), sia in casa di amici (dove ci era permesso andare, a patto che fossimo accompagnate da un fratello o da un amico di famiglia, che, guarda caso, era spesso la mia cotta del momento (v. rendez vous in terrazza ;-)).
    Era proprio in queste occasioni che le nostre coreografie riscuotevano grande successo di pubblico e di critica;
    3) Ricapitolando: le ragazze serie ballavano, eccome!!! (al mare, in discoteca, addirittura ci si fermava, per fare cerchio attorno a mio fratello e mia sorella, che erano strepitosi nelle loro evoluzioni).
    4) Il fatto è che il club, il garage di alcuni nostri amici di famiglia, da cui gli adulti erano categorigamente banditi, accoglieva a tutte le ore chiunque marinasse la scuola o volesse appartarsi, assolutamente indisturbato non solo per ballare o ascoltare musica… 😉 Sicché non era raro che qualcuno, per amore della musica :lol:, rischiasse di diventare un genitore in erba. Evvabè, non si trattava proprio sempre di party.

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