Disabilità

Oggi è la giornata internazionale dei disabili, e così ho pensato ai tanti film che parlano di questo problema, da Rain Man al mio preferito, Mi chiamo Sam (I am Sam,  Jesse Nelson, 2001) con il sempre grandissimo Sean Penn, Michelle Pfeiffer e Dakota Pfanning.

La storia capovolge l’idea classica del genitore che assiste il bambino disabile, perché qui è la figlia ad assistere Sam-Sean Penn, che soffre di problemi di ritardo mentale, per quel che ricordo (e posso capire) una sorta di autismo.  Un famiglia anomala, che viene  messa improvvisamente spezzata dall’intervento dei servizi sociali, che  tolgono la bambina a Sam, che per tentare di riaverla si cerca un avvocato.

Ed è così che incontra  Rita – Michelle Pfeiffer, avvocatessa di successo che però si fa coinvolgere dalla vicenda umana di Sam e della figlia, e il suo cinismo si trasforma nell’impegno ad aiutare Sam e sua figlia a tornare insieme.

La mia scena preferita è quella in cui Sam depone in tribunale con un discorso commovente che colpisce tutti, finchè si scopre che aveva soltanto imparato a memoria il monologo di Kramer contro Kramer.

Un gran bel film sulla disabilità, ma anche un gran bel film per la categoria legal movie.  Senza dimenticare il fatto che Sam lavora a Starbucks, cosa che in questo blog viene sempre apprezzata.

E ora qualcosa di più serio, perchè voglio ricordare che oggi a Roma l’associazione “Tutti a scuola“, che riunisce molti genitori di bambini disabili, ha manifestato contro la prospettiva delle classi differenziali che potrebbero venire introdotte in nome di quegli stessi “risparmi” che hanno già portato alla riduzione degli insegnanti di sostegno e per il rafforzamento (anziché l’indebolimento come sta avvenendo) delle politiche a sostegno dei portatori di handicap.

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11 thoughts on “Disabilità

  1. No Blogger ha detto:

    immagino che la presenza di Starbucks migliori di unnonsochè la condizione di qualsiasi disabile, anche ora che le condizioni in Italia appaiono peggiorare…

  2. @ Giulio: sì, anch’io ricordo che un volta le cose erano peggiori; ma ora rischiamo di tornare indietro e nemmeno per questioni ideologiche, ma proprio di cassa

    @ noblogger: nel mio blog Starbucks rende sempre la vita migliore, e non hai idea di quanti buoni frappuccino mi renda tutta questa pubblicità non occulta

    • No Blogger ha detto:

      preferisco il buon vecchio caffè 😉 penso, però, che per migliorare la qualità della vita ci sia bisogno di poche parole, nessuna ricorrenza, molte azioni concrete. Su questo dobbiamo cercare di impegnarci 365 giorni all’anno.

      • No Blogger ha detto:

        suppongo che godersi un buon caffè sia una buona azione concreta anche per un disabile, però credo che ci sia bisogno di molte altre azioni concrete 😉

  3. Ciao Fra Puccino.

    Sono il fratellone di cui parla Lulù in diversi suoi articoli.
    Ho aperto un blog anch’io e adesso sto facendo qualche visita ai vicini.

    Quanto ai disabili, a ventisei anni prestai servizio civile presso un day hospital che accoglieva persone affette da diverse forme di disabilità.
    Non avevo alcuna preparazione, alcuna esperienza, in materia: gli obiettori venivano utilizzati così, come erano. Forse anche oggi? Non so.
    Però è stato per me un periodo che vorrei quasi definire epico.
    Ventidue anni dopo, conservo un ricordo generale e alcuni ricordi particolari.
    Quante persone, tra ospiti, familiari, operatori, equipe psico-socio-sanitaria, consiglio direttivo, …
    Gli ospiti: i disabili. Con alcuni il contatto era immediato, con persino troppe poche barriere; all’estremo opposto quelli che non comunicavano mai; nel mezzo, tanti diversi modi di interagire, tanta passione e una dose di sofferenza non così grande come si potrebbe credere. Una ricchezza umana che non dimentico.

    Io fui tra i pochi obiettori chiamati a prestare per intero i 20 mesi di servizio.
    Pochi mesi prima avevo trovato un impiego a tempo indeterminato, lo stesso che conservo tutt’oggi. Quindi, quel periodo fu uno stravolgimento per i miei ritmi, ma lo rifarei.
    Credo di aver ricevuto più di quanto io sia stato in grado di dare, là.
    Lo rifarei.

  4. @ Fratellon Luciano: benvenuto nel mio blog ma soprattutto benvenuto nel mondo dei bloggers, ho già visitato il tuo e ci tornerò senz’altro 🙂

    Venti mesi di obiezione? Ma allora l’hai fatta quando ancora era una cosa seria, alla fine era diventata solo un modo comodo per evitare il militare, avevo conosciuto un obiettore con il logo M di Mussolini sul cellulare e un altro che praticava quel gioco che consiste nello spararsi vernice nel bosco vestiti come militari…
    :O

    @ Ro.ma.: grazie dei complimenti, anche da parte di Fratellon Luciano

  5. Grazie Fra, grazie Romaguido: che bello essere accolti e condividere.

    Fra’: io capitai proprio nel lasso di tempo in cui si partiva, anche da obiettori, per l’intero periodo (il che mi parebbe normale, in un Paese normale), in attesa della legge che avrebbe introdotto il pari periodo per i due servizi. Ecco tra il nuovo rigore e la ventura legge, alcuni di noi fecero tutti i venti mesi previsti.

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