Evviva le contadine

Le più importanti organizzazioni femminili internazionali non si sono dimenticate delle contadine.  Anche le donne di campagna hanno un giorno tutto loro, ed è oggi.

Il World Rural Women’s Day è il giorno perfetto per interrogarsi sul nostro rapporto con il mondo contadino.

L’occidente industrializzato, l’Europa in particolare, ormai ha un rapporto molto vago e lontano con l’agricoltura. Anche in Ialia, benché la cultura e la mentalità rurali siano ancora molto presenti nel nostro Paese, gran parte della popolazione è ormai inurbata, chi più e chi meno.

Della campagna ricordo il piccolo terreno di mio nonno operaio, ma contadino per hobby, i coleotteri parassiti della patate con la loro simpatica livrea striata, la volta che mio nonno (avrò avuto 7-8 anni) mi ha fatto provare a zappare, e non è stato per niente divertente, e soprattutto il verderame, da cui i bambini dovevano stare lontani, e quella specie di lanciafiamme con il quale veniva spruzzato sulle piante.  Il verderame, ecco, sapere cos’è il verderame fa lo spartiacque tra chi ha avuto ancora un collegamento con il nostro passato rurale, e chi invece è nato cittadino.

Eh sì, perchè la gran parte di noi europei occidentali ha un rapporto con il mondo contadino quasi come gli aristocratici del settecento, e lo idealizziamo come una nuova arcadia, dove i mulini sono bianchi, tutti vanno in giro in bicicletta, le ragazze hanno il fazzoletto in testa, le guance rosate, le gonne e i calzettoni autoreggenti, e tutti sono allegri e  felici all’aria aperta.

A dire il vero, qui in Veneto le ragazze di campagna ce ne sono ancora, non vestono più con il fazzoletto in testa e i calzettoni grossi (l’avranno mai fatto, poi?), ma prendono il macchinone e vanno a fare le vasche al centro commerciale e a ballare in discoteca, vestite come dive un po’ trash, anche perché quella magliettina con la scitta Hollywood l’hanno comprata al mercatino del martedì.

E ora cantiamo tutti (e tutte), insieme a Damon Albarn e ai Blur:

He lives in a house, a very big house in the country
He’s got a fog in his chest so he needs a lot of rest in the country
He doesn’t drink smoke laugh, takes herbal baths in the country
And she’s come to no harm on an animal farm in the country

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13 thoughts on “Evviva le contadine

  1. Ricordo anch’io di essermi dilettato con l’orto… Ma che schifo quando dissodando il terreno saltavano fuori dei lombrichi giganteschi! 🙂
    Comunque l’agricoltura non fa per me… Al massimo posso coltivare qualche piantina di pomodoro e dell’insalata sul terrazzo.

  2. Io al massimo credo di aver raccolto qualche margherita in un prato (non è vero, una volta ho vendemmiato!), ma un po’ invidio chi fa una vita a contatto con la natura. Mi capitasse l’occasione, so che non ci farei a cambio, sia perché ritengo la loro vita veramente dura, sia perché sono nata cittadina, e per “passare” all’altra sponda, magari ci vorrebbe un’occasione…

    Conosco dirigenti e impresari che hanno abbandonato la loro comoda posizione per dedicarsi all’orto e ristabilire un contatto con la natura, ma non era gente che avrebbe patito la fame per una grandinata.

    Insomma, chi vivrà vedrà 🙄

  3. @ Giulio: è vero!! Me li ricordo quei lombrichi, viscidi, lunghi e sporchi di terra ma in fondo simpatici

    @ Diemme: ehy, ma guarda che gli agricoltori oggi non sono mica degli sprovveduti, sono assicurati, eh!? 😉

  4. Il tuo post mi ha ricordato due cose..
    la prima è che quella canzone faceva da sigla a un programma in tv tanti anni fa di cui però non ricordo il nome.. so di averla già sentita mmmm
    la seconda il mitico Ceccherini ne “il ciclone” alle prese con il ramato al posto del tuo verdame…

    Beh io la fortuna di vivere la campagna come l’hai vissuta te non l’ho avuta… ma almeno un po’ di verde me lo son goduta!
    A spasso per i campi con i miei nonni paterni, le fattorie e il maneggio in campagna, i giri in bici sempre in campagna per andare nelle città vicine a mangiare il gelato durante l’estate con gli amici.. cosa che ora non posso più fare 😦

  5. Beh, ma la mia era una campagna per modo di dire, ai margini della città, comunque.

    Invece mi sembra che i tuoi ricordi siano molto di bucolici, sanno di prati verdi con le margherite gialle… 🙂

  6. Io sono cresciuto in campagna e non sono mai riuscito ad abituarmi alla città.
    In generale le città mi comunicano un senso generalizzato di sporcizia, non so come mai.
    E poi in campagna si possono tenere un sacco di animali, che contribuiscono ad allargare la famiglia. Non so quanti di voi abbiano provato a dialogare con un somaro..

  7. quoto Violaceo, anche se voglio bene alla mia città, è una prigione a cui mi sono dovuta abituare.

    Ma il contatto con la natura per me è essenziale, l’aria aperta, l’ossigeno, l’energia della terra e degli alberi…

    Sono veramente me stessa solo lontano dalla città e immersa nel verde.

    Il mio sogno è una grande casa in campagna.

    Questa dunque è decisamente la mia giornata! 🙂

  8. @ Godot: chi lo sa, Godot, chi lo sa, magari ci sarà… 8)

    @ Violaceo: secondo me hai ragione, le città sono effettivamente più sporche, nonostante le fobie di tanti inurbati terrorizzati da foglie, insetti e similari (ah, quanti alberi hanno perso la vita per questo…)

    @ Presidente: amica mia, mi sa che scrivere che alla tua città vuoi bene è una frase di circostanza, si vede che sei una ragazza en plain air! 😉

    Il video è straordinario, grande linkata!!

  9. …e io che vorrei mollare tutto e andarmene in campagna, iniziare a coltivare la terra e vivere così, occuparmi delle api del papi,magari prendere anche qualche gallina, qualche mucca…si si…ancora qualche anno e cambio vita….

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