Il mio sogno è studiare

Ieri 8 settembre 2009, oltre a essere la festa patronale di Vicenza, si festeggiava la Giornata Mondiale per l’Alfabetizzazione.  Una giornata mondiale seria, non come quella delle ciambelle o del baciarsi e fare pace.

Ieri però la giornata l’ho festeggiata per bene; sono andato alla 66° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, e ho visto un film che mostrava come, nei mille slums del nostro pianeta, sono proprio la scuola e l’istruzione a darti la possibilità di sfuggire a un destino di povertà ed emarginazione.

AFICHE FINAL

Paraìso è un film peruviano, di Hector Galvez, che se non abitate a Milano o Roma difficilmente vedrete in qualche sala.  Anche io a vedere il film ci sono capitato quasi per caso, perchè per il film con George Clooney erano finiti i biglietti, e per quello del Libano eravamo arrivati troppo tardi.

I protagonisti di Paraiso, sono cinque ragazzini, tre maschi e due femmine, che vivono in questa baraccopoli vicino a Lima. Ognuno di loro ha le proprie aspirazioni, ma quella che mi ha colpito di più è stato il sogno di una delle due ragazzine, che studia e si impegna a scuola, che vorrebbe avere “almeno due lauree”, che ha capito che proprio l’istruzione è la via d’uscita dalla miseria.

Forse è un discorso retorico, ma in quel momento pensavo ai nostri ragazzi, ai molti per cui la scuola conta meno dell’ultima canzone da scaricare da internet, al menefreghismo per tutto ciò che diamo per scontato e invece per la maggioranza della popolazione del pianeta non è.  Forse ogni tanto dovremmo ricordarcelo; non pretendo mica sempre, solo ogni tanto.

Poi mi hanno colpito anche le scene in cui uno dei ragazzini giocava a calcio con la maglietta dell’Italia, e ho pensato a un articolo che avevo da poco letto su Internazionale, e che parlava dell’attrazione del consumismo per gli abitanti del terzo mondo; noi pensiamo che loro vogliano i computer a manovella, mentre invece magari il ragazzo di una slum di Mumbai sogna l’Iphone e le scarpe firmate.  Oppure, come nel film, un bottiglia da 5 litri (esistono davvero?) di una X cola, e una maglietta (tarocca) della nazionale italiana…

Sognano un paradiso in cui noi già viviamo… e non ce ne frega niente.

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15 thoughts on “Il mio sogno è studiare

  1. alanford50 ha detto:

    Condivido appieno le tue considerazioni, anche io ho sempre avuto netta la sgradita sensazione di come le nostre nuove generazioni arrivassero a snobbare quello che è stato costruito con immense fatiche e sacrifici che hanno richiesto come prezzo persino la vita di generazioni passate di giovani, ma tutto è stato troppo in fretta dimenticato, una specie di ubriacatura sapientemente costruita da chi più ne aveva interesse.

    Sicuramente il progresso ed il futuro è nelle mani di chi ha le basi per gestirlo e sicuramente l’istruzione ne è il fondamento essenziale, ma questa regola è stata disattesa dalle nostre ultime generazioni, che hanno visto lo studio come un inutile e faticoso mezzo per arrivare ad obbiettivi in fondo non cos’ì tanto desiderati, è sotto gli occhi di tutti che sono proprio i giovani delle nazioni più povere ad approcciare lo studio nell’unico modo in cui dovrebbe essere fatto, in modo metodico e serio, sicuramente pagandone il giusto prezzo di fatica e sacrifici.

    Decenni fa, nei meravigliosi anni 60, quando l’Italia scopri il boom economico, eravamo talmente poveri da essere ancora riusciti a gestire in un modo giusto i vari settori della nostra società, ossia, chi non aveva studiato (qualunque fosse stato il motivo) accettava di buon grado di fare lavori più umili e meno retribuiti, oggi i nostri giovani non hanno voglia di impegnarsi e di sacrificarsi nello studio ma non vogliono neanche farsi carico di quei lavori che non richiedono particolari studi, delegando a cittadini extracomunitari l’onere di svolgere quelle attività così faticose e poco pagate, permettendo a loro di avere un seria e valida possibilità di futuro e a noi di avere dei giovani che sfruttano le risorse fino all’ultima goccia senza essere in grado di contribuire con le proprie peculiarità al benessere comune, una volta a fare le badanti erano le nostre donne che arrivavano dalle campagne o dalle famiglie meno abbienti, ma questo consentiva loro di accedere ad una forma di guadagno e di sostentamento che consentiva all’ingranaggio di funzionare, oggi i tutti vogliono il massimo con il minimo sforzo, ma tutto ciò non è umanamente possibile se non in particolari e brevi momenti di grande benessere economico, ma purtroppo ormai è tardi per tornare indietro e porre rimedio in modo indolore a questo stato delle cose, tutto ha sempre un prezzo, non esiste nulla di gratuito ed ora se ne stanno rendendo conto, anche se è ormai irrimediabilmente tardi.

    La prova della ripetitività degli eventi e della incapacità di imparare dagli errori propri ed altrui si evince proprio dalle tue parole in relazione a quel film ambientato in una nazione del terzo mondo, ossia, sicuramente i giovani di quei posti così tremendi non sognano un duraturo benessere futuro, ma anche loro cadono nell’errore di sognare l’effimero benessere immediato, la maglietta e le scarpe firmate o il telefonino di ultima generazione, quindi il mio realismo mi porta a vedere un futuro immediato tutt’altro che roseo, insieme alla consapevolezza che chi viene da noi sfidando le ira ed i pericoli del mare lo fanno unicamente alla ricerca del benessere immediato cosa che a loro è stata sicuramente sempre negata, purtroppo questa ricerca sia da parte di chi viene da noi da fuori sia da parte delle nostre nuove generazioni è assolutamente deleteria e foriera di futuri poco allegri per tutti.

    Sarebbe ora di iniziare a fare una seria analisi della storia dell’uomo e della grande fatica e sacrifici che ha dovuto sopportare nel corso del suo esistere su questo pianeta e comprendere quali sono le uniche possibilità che ci sono concesse e messe a disposizione per avere o anche solo per sperare in futuri migliori.

    Ciaooo neh!

  2. Alan Ford, la tua analisi è corretta, ma personalmente dubito che la soluzione sia proporre un modello alternativo… il consumismo è troppo affascinante, è come una bella donna vestita sexy, nessuno gli può resistere e il cervello va in tilt.
    La soluzione è piuttosto nella cultura e nell’istruzione, che ti possono dare gli strumenti per resistere agli incanti del consumismo, non per vivere come monaci ma per non far dipendere la nostra felicità dall’ultimo oggetto che ti vogliono far credere fondamentale per la nostra vita

    • alanford50 ha detto:

      Ammetto che la tua è una possibile soluzione, ma se c’è una cosa che è stata ampiamente dimostrata in questi ultimi decenni è che se esiste un qualsiasi benessere, tutti con o senza merito, con o senza diritto, vogliono potersi addurre il diritto di possederne un po’, ossia tutti vogliono averne la propria fetta come se fosse un diritto inalienabile e non un premio per gli eventuali sforzi fatti per averlo, e allora sia chi si dà da fare sia chi non si dà da fare vogliono la loro fetta di benessere e se non gli viene riconosciuta cerca di possederla comunque contro ogni regola e legge.
      Convengo assolutamente con te che La soluzione è nella cultura e nell’istruzione, ma non sono convinto che servano per dare gli strumenti per resistere agli incanti del consumismo, perché chi non ha, vuole ad ogni costo quello che è posseduto da chi ha, anche se non ne ha il merito ne la capacità per possederlo, come mi sono precedentemente espresso sono passati gli anni 60, frontiera che ha suddiviso i periodi in cui la gente accettava e si rassegnava ad essere quello che era, nel bene e nel male, dagli anni 60 in avanti vale la regola che se una cosa esiste ognuno ha il diritto di possederla, non importa come, quindi vedo difficile estirpare una simile mentalità del possesso, difficile andare a dire alla gente da ora in avanti rinunci a molte delle cose che ti circondano, specialmente se non sei in grado di comprartele, secondo me aumenteranno i modi illegali di procurarsi le cose, ma di rinunciare secondo me non se ne parla per nessun motivo.

      Ciaooo neh!

  3. Sai…ultimamente ci ho pensato spesso a questa
    cosa.
    Per me e per quelli della mia età, la scuola è scontata, anzi è quasi una palla al piede. Non vediamo l’ora di finirla e non abbiamo mai voglia di studiare. E tra l’altro ho notato che il “non avere voglia di studiare” è un atteggiamento che va di moda, perché se uno ammette di voler imparare qualcosa e che la scuola effettivamente serve viene spesso additato come uno sfigato.
    Invece dovremmo pensare a chi nel mondo non ha la possibilità di andare a scuola ma vorrebbe tanto, e a tutte le persone che nel passato hanno lottato perché noi adesso potessimo avere il diritto all’istruzione. Se sapessero cosa ne stiamo facendo di tutto quello che hanno guadagnato per noi si rivolterebbero nella tomba…

  4. Scuola, studio, colore di pastelli temperati, la merenda sotto il banco…. mi ricordo con grande nostalgia queste cose! oggi i bambini vanno a scuola parati come ad una sfilata, lo zainetto abbinato al diario ed ai quaderni…altrimenti sai che capricci!! il borsellino pieno di penne profumate…. cose che anch’io avrei desiderato ardentemente ma che la mia famiglia saggiamente mi ha negato.
    Il mio zainetto mi ha accompagnata per tutte le elementari, ma io ho sempre amato lo studio, la lettura. Oggi ho dei cuginetti che fanno le elementari, hanno tutto il set griffato ed abbinato, rinnovato ogni anno, eppure a stento riescono a scrivere un pensiero di senso compiuto e ad imparare la lezione di storia.
    Due le chiavi: i genitori, troppo permissivi sulle cose esteriori, e gli insegnanti, che non fanno più il loro mestiere con passione. Ma qui si dovrebbero aprire due discussione troppo lunghe…..

  5. Ho letto questo post appena uscito, ma non sono riuscita a rispondere perché per me questo argomento è un pugno allo stomaco, in quanto legato a uno degli aspetti più dolorosi della mia vita: la mia voglia di studiare, l’opposizione di mia madre che ne ha fatte di tutti i colori per impedirmelo, fino a costringermi ad andare all’estero per l’università.

    Quello che segue (e soprattutto quello che precede) non è questa la sede per ricordarlo. Probabilmente per questo sono riuscita a trasmettere a mia figlia il valore dello studio (e lei è veramente un’appassionata!), le è sempre stato chiaro che lo studio è un favore che viene fatto a lei e non uno che lei fa a noi. Le è stato fatto presente che si parla non a caso di “diritto” all’istruzione, che quando si vuole tenere un popolo, o una parte di popolo in stato di soggezione, per prima cosa gli si impedisce l’accesso all’istruzione. Sa che il diritto allo studio è per ogni popolo una conquista ma, all’interno della popolazione, per le donne lo è ancora di più.

    Sa che lo studio è riscatto sociale (oltre che, diciamocelo, un enorme piacere).

    Per quanto riguarda il consumismo, ci tornerò, è un discorso lungo lungo lungo… e comunque mi unisco a Bali per la “quotazione” di Fra’. Obviously.

  6. alanford50 ha detto:

    @Fra Puccino
    Anche io in linea di massima e specialmente per quello che riguarda il diritto all’istruzione condivido il tuo punto di vista e mi sembra di avrlo ampiamente spiegato nei miei post precedenti, ma davvero vedi e credi possibile il senso di questa tua frase?

    “La soluzione è piuttosto nella cultura e nell’istruzione, che ti possono dare gli strumenti per resistere agli incanti del consumismo”

    Ovviamente mi riferisco alla seconda parte della tua frase “che ti possono dare gli strumenti per resistere agli incanti del consumismo”, è proprio quel termine resistere agli incanti del benessere che per me rasenta l’utopia, la ritengo una cosa impossibile da realizzare da qualsiasi parte del nostro moderno mondo, primo, secondo, terzo o quarto che sia, nessuno oggi come oggi s non obbligato è in grado di rinunciare alle cose che la società e la tecnica mette a disposizione di chi può o vuole possederlo, quindi diventa solo una questione di come fare per possedere le cose e qui la mente umana ci ha dato ampio chiarimento delle proprie nefande capacità, siamo troppo scafati per accettare una imposizione quando ci sono mille scappatoie per evitarlo, quindi sono daccordo sull’estrema utilità dell’istruzione, ma sicuramente non sarà lei a fermare il bisogno ed il senso del posseso delle cose.

    Ciaooo neh! alla prox.

  7. Non credo che non ci sia gente che non resiste all’incanto del consumismo, né credo che sia poca.

    Io da qualche tempo vedo in giro una rinnovata spiritualità, e molto più vera che in passato, anche se convive con brutalità, follia, criminalità.

    Il Bene, il Male, l’eterno dualismo, l’eterna dicotomia: ma il Bene c’è, e si vede.

  8. balibar ha detto:

    @Alanford: quella di provare ad incidere sui programmi d’istruzione, sull’educare ad educare, sul rendere espliciti i percorsi culturali e quelli pseudo-culturali, penso che siano non solo la più valida, ma anche una delle poche possibilità che abbiamo per combattere questa globalizzazione del consumismo.

    Foss’anche solo nel parlare a figli o nipoti o colleghi o conoscenti. Anche facendo la spesa. La cultura, spesso, parte dal basso.

    Altrimenti che resta? La resa? Pensare “il mondo va così, indipendentemente da me”?.

  9. grazie per questa recensione, è un film sicuramente da vedere!

    non passa giorno che io ringrazi per essere una donna che ha fatto l’università: vi rendete conto della fortuna? in tre quarti del globo, questo non è socialmente possibile.
    Ci penso spesso, e mi sento davvero, davvero fortunata per questo.

    @ diemme
    ” Io da qualche tempo vedo in giro una rinnovata spiritualità”

    concordo! Anche io vedo segnali macroscopici di nuova consapevolezza.

  10. Beh, intanto, siamo un bel gruppo di persone che ha una scala di valori diversa da quella maggioritaria, e non dobbiamo rifugiarci nel bosco come in Fahreneit 451…
    Per il resto, e rispondendo in particolare @ Alanford: forse ho espresso male quello che volevo dire; io penso che istruzione e cultura ti consentano di dare il giusto valore alle cose, e di capire che la felicità non è comprare un paio di scarpe da 400 euro; certo, la cultura da sola non basta e certe volte può non servire, ma aiuta senza dubbio.
    Perché io, più che la rinuncia ai beni materiali, penso si debba perseguire quello che gli orientali saggiamente chiamano “non attaccamento”.

  11. alanford50 ha detto:

    Non vorrei che sembrasse che non credo nei valori dell’istruzione, io sono uno tra i più fervidi sostenitori del bisogno dell’innalzamento culturale e della relativa rivisitazione del senso e dell’utilità dell’istruzione, sono altresì conscio che qualche cosa per fortuna si sta muovendo, ma per ora sono piccole cose incapaci per forza di cose e di numero di dare una svolta e di incidere a questo triste momento che stiamo attraversando, io non ho detto che non c’è nessuno che rema nella giusta direzione ma per la legge dei grandi numeri quei pochi per ora sono assolutamente ininfluenti, e questo ci tengo a dire che non è pessimismo ma un freddo e crudo senso del reale.

    Tutti noi stiamo daccordo che uno dei motivi validi per studiare è anche quello di imparare il “non attaccamento” ai beni materiali, anche se io lo reputo un discorso terribilmente difficile da realizzare, perchè per esempio, se entriamo in una qualsiasi classe di quasiasi ordine e scuola troviamo il 90% dei bambini con tutti i gagget che le pubblicità sapientemente hanno inculcato loro ed ai loro genitori, e questo accade in molte delle cose del nostro vivere quotidiano e non solo nel mondo dell’istruzione.

    Comunque anche io condivido il sogno/desiderio di vedere avverare un nuovo modo di vivere la nostra quotidianetà, magari imparando a dare più importanza alle cose che lo meritano di più.

    Ciaooo neh!

  12. balibar ha detto:

    Forse sono un po’ fuori tema, ma questo video lo trovo pieno di spunti di riflessione.

    Eppoi ne ho lasciato uno anche da Mrs.President a Banana’s Republik. Se qualcuno è incuriosito.

    Buona giornata

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