musica

Memorie oxfordiane – parte seconda

Cinque minuti fa.  Erano le 22 e 50.   Segnale di un sms sul telefonino.  Guardo chi è che l’ha lasciato.   Con curiosità di sapere chi, ma senza stupore alcuno che qualcuno mi mandasse un messaggio a quest’ora.    L’unico dubbio era chi.

Quando ho riflettuto sulla cosa, ho pensato che devo dare una regolata e un po’ di ordine alla mia vita.   A partire da settembre.

Comunque a rigor di cronaca, era la banca, che mi avvisava (in ritardo) che avevo comprato l’album di LaRoux con la carta di credito.

Così ho l’aggancio per spararvi Tigerlily, un’altra canzone di LaRoux

A me piace soprattutto il pezzo che fa

And in the crush of the dark
I’ll be your light in the mist
I can see you burning with desire
For a kiss
Psychobabble all upon your lips

Cosa c’entra tutto questo con i miei giorni oxfordiani?

Ebbene, quando ero a Oxford, passano davanti al drugstore vicino alla Casa dello Studente dove alloggiavo, ho visto una rivista di musica inglese (NME) con in copertina  Elly Jackson, che per chi ancora non lo sapesse è la cantante dei LaRoux, che la rivista aveva intervistato come una delle maggiori promesse musicali del momento.

Di tutte le risposte dell’intervista, due mi sono rimaste particolarmente impresse

Se sento qualcun altro iniziare a cantare sull’andare “in the club” ( in discoteca, ndr), mi metto a cercare in quale club saranno mai e li accoltello dentro il club

Va bene, mi rendo conto di essere una pop star adesso, ma un tipo completamente nuovo di pop star. Certe volte sul palco ho ancora l’impressione che ogni secondo l’intero pubblico stia per iniziare a bullizzarmi

Davvero a whole new kind of pop star.   Con un numero crescente di fan, specie in UK.   Quando sono andato a pagare la rivista, il cassiere ha visto la rivista, ha chiesto a un’altra cliente se conoscesse LaRoux e poi rivolto a me mi ha detto qualcosa tipo “anche a te piace?  grande!” e mi ha battuto un cinque.  E poi dicono che gli inglesi sono freddi…

6 pensieri riguardo “Memorie oxfordiane – parte seconda

  1. Non li conoscevo ma ho apprezzato il pezzo, aspetto il prossimo che “ci sparerai” per capire se mi piacciono anche le altre 🙂 mi piace il tag che hai usato per questo post “relazioni complicate”, immagino che la canzone abbia a che fare anche con loro! Comunque, volevo dirti che, per un giorno, ti ho rubato la celebrazione di una giornata mondiale.. e che giornata!!

  2. @ Svartevarg: già, gli stereotipi… quanti a Oxford si stupivano perché non corrispondevo per nulla allo stereotipo dell’italiano! Io, e non solo, c’era la brasiliana che sembrava una tedesca, la tedesca che sembrava una russa, la danese che sembrava mia mamma, lo svedese che sembrava un croato e invece era un curdo. L’umanità è fattoa per smentire gli stereotipi

    @ Giraffa: relazione complicata è una definizione che ho copiato da facebook… Complimenti per l’intuito, ma per dovere di chiarezza preciso che il bacio è rimasto un desiderio; anzi, paradossalmente, più un desiderio postumo che contemporaneo

  3. Infatti concordo con te. Forse sarebbe l’ora di comprendere che siamo cittadini del Mondo e che su questo Mondo ci muoviamo liberamente, come si muovono liberamente le idee e i modi pensare, vedere e sentire. Più circolazione, meno barriere 🙂

  4. Chiamatemi disillusa ma siamo lontani eoni dal distruggere le barriere. Il fatto è che si ha una sempre maggiore “esigenza” di etichettare per avere l’illusione di dare una definizione ad una certa cosa/persona/situazione. Prendiamo ad esempio un aspetto frivolo come quello estetico. Un sacco di persone mi han detto “ma sei di discendenza irlandese o tedesca?no perchè i colori sono quelli” oppure un’altra volta delle ragazze irlandesi con le quali mi ero intrattenuta a parlare nella tratta Milano-Firenze mi dicono “quando torni in Uk ci lasci il tuo numero così ci vediamo per una birra?” (il tutto in inglese) e io “lo farei volentieri ma sono italiana” “strano di solito gli italiani non sanno l’inglese”. Piccole cose ma che ci fanno capire quanto siamo attaccati e dipendenti dall’etichettare.

  5. Forse gli anglosassoni dovrebbero capire che, come loro non sono tutti con i capelli rossi e le lentiggini, noi italiani non siamo tutti con i capelli e gli occhi neri e la carnagione olivastra.

    Certo che però, essere presa per irlandese è dura… In Irlanda sono davvero chiarissimi, e l’unico posto del nord-europa dove mi etichettavano subito come foresto (tedesco, di solito)

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