Memorie oxfordiane – parte prima

oxford landscape

Eccomi di nuovo qui, in questa calda e noiosa cittadina del Veneto, che onestamente faccio fatica a chiamare “casa”.

Oxford è già passato.  Un sogno intenso, breve, coinvolgente, irreale.  E non è facile riuscire a metabolizzare la fine di un’esperienza che mi ha dato tanto, non vedere più tutti gli amici che erano diventati la tua compagnia quotidiana; il momento più straziante, quello in cui è difficile resistere alle lacrime, è l’addio con l’ultima persona, l’ultimo della serie dei good bye, dei see you e dei we have to keep in touch.

Mi viene in mente una frase da La ricerca dell’equilbrio, di Lyndon Perrier.

L’abbracciai, poi ci guardammo e lei si mise in fila per andare a prendere il suo treno.  Rimasi un attimo ad attendere.  Poi, dalla fila, lei si voltò, e ci scambiammo l’ultimo sguardo, l’ultimo sorriso.

Ancora una volta avevo accompagnato una donna a prendere il treno, ma delle mille volte quella era stata la più straziante.

Appena fuori dalla stazione, mi sedetti sul muretto di una chiesa, appoggiai le mie cose, e iniziai a piangere.

Davanti a me avevo ancora il suo volto, quel sorriso, l’ultimo sguardo.

Nostalgia di luoghi, persone, momenti.

Ieri, parlando con un mio amico, lui mi diceva che la profonda tristezza che mi ha colpito già sul pullman per l’aeroporto, derivava da una sorta di nostalgia per la giovinezza passata e rivisstuta in queste due settimane, piuttosto che per le persone e le cose fatte in questo periodo.

Secondo me non è così.  E non credo che vivere in un certo modo, conoscendo e frequentando persone nuove, uscendo la sera, andando in discoteca, vivendo la vita appieno, siano cose che appartengono solo ai vent’anni e al periodo dell’università.   Forse che superati i trent’anni dobbiamo essere condannati al sopravvivere?

Dove sta scritto?  Ci ha deciso le regole del gioco?  Perchè se queste sono le regole, a me non stanno bene, non le accetto.

E voi, cosa ne pensate?

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17 pensieri su “Memorie oxfordiane – parte prima

  1. Io in un certo senso ho fatto più cose superati i 25 anni che prima… Quindi sono convinto che la vita vada vissuta costantemente, adattandosi ai diversi ritmi ed impegni ma non per questo debba diventare una mera sopravvivenza solo perchè non si hanno più 20 anni…
    Il fatto è che da sempre le vacanze sono un momento di vita più intenso e vorremmo che durassero molto di più di quello che durano normalmente.

  2. Fede ha detto:

    Non credo ci siano regole di vita legate all’età, assolutamente non si dovrebbe mai essere condannati a sopravvivere, la vita va vissuta in pieno secondo le nostre esigenze, ad ogni età.

    Naturalmente, ciò è pienamente realizzabile se si vive da soli. In un rapporto di coppia o ancora di più in presenza di figli la cosa diventa un pochino più complicata: non si è ugualmente condannati a sopravvivere ma è chiaro che le proprie esigenze devono andare incontro a quelle dell’altro/a e a volte essere messe da parte per privilegiare quelle dei figli. Ed ecco allora che la vita diventa adattamento continuo…

    Penso che questa esperienza ti abbia fatto bene, arriva in un momento in cui ne avevi davvero bisogno, forse anche per questa tua particolare situazione del momento hai vissuto situazioni molto intense. Gli addi e gli ultimi sguardi sono strazianti, e non esiste un’età o un target per questo, è così e basta…figuratevi che io ancora piango quando accompagno il mio ragazzo in stazione anche se deve partire per un breve viaggio di qualche giorno!!!

    Hai fatto bene a goderti intensamente questa vacanza e pensa positivamente al fatto che hai conosciuto gente nuova e ti sei arricchito culturalmente. Purtroppo, si sa, le cose belle passano sempre in fretta, ma pazienza!

    NB: Sapessi quante volte uscendo dalla stazione di quella stessa cittadina veneta mi sono sentita a casa, è incredibile, il solo pensiero mi fa venire i brividi…

  3. balibar ha detto:

    e mi rifiuto di pensare che “we have to keep in touch” sia solo una frase di circostanza.

    Se credere che ciò sia possibile vuol dire sembrare folli, ben venga la pazzia.
    La differenza fra vivere e sopravvivere non è, secondo me, legata all’età ma al desiderio ed alla capacità di pensare ai sogni non come luogo di consolazione, ma come anticamera di un possibile reale.

  4. @ Diemme: non ho capito, la pensi come me o come il mio amico?
    Comunque non è vero gli arrivederci spesso sono degli addii, dipende solo da noi, tra l’altro quell’amico di cui ti parlavo l’ho conosciuto proprio in un’occasione come questa, 13 anni fa…

    @ Giulio: siamo sulla stessa lunghezza d’onda, e anch’io ho vissuto più intensamente dopo i 25 anni, perchè prima mi sono dedicato allo studio.
    Sulle vacanze hai ragione, ma finora non mi era mai capitato di stare così male al rientro, mai.

    @ Fede: casa è dove ti senti bene, dove vorresti vivere in eterno, a volte dove abita(va) la persona che ami.
    Per il resto, dici cose sacrosante, la libertà non deve negare la responsabilità, ma ciò vale solo in un caso, nel caso dei figli.
    Altrimenti l’unica responsabilità ce l’abbiamo con noi stessi, ed è quella di essere felici e di vivere la NOSTRA vita, non quella che vogliono gli altri o che corrisponde a presunte regole sociali.
    E’ commovente che tu pianga quando accompagni il tuo lui alla stazione… maledette stazioni, quando ci fanno soffrire, vero?
    Io poi ‘sta cosa delle stazioni, per un motivo o per l’altro, va avanti da 18 anni…

  5. Credo che dopo i trenta arrivi una maggiore consapevolezza di ciò che siamo e, sopratutto, di quello che vogliamo e si attraversa una fase di sopravvivenza che io definisco anche di “assestamento” come quando si verifica un terremoto. Mi spiego meglio, perchè forse è un concetto che riguarda solo me e non tutti i trentenni: più o meno a trent’anni ho iniziato a capire bene come sono fatta e ho iniziato a liberarmi di pensieri, comportamenti che non erano miei, ho capito che le cose che mi piacevano a vent’anni non mi andavano più, e ho capito che cosa volevo, cioè essere solo me stessa, senza condizionamenti esterni. E se essere se stessi significa andare in discoteca o andare per boschi, non importa, alla fine, l’età non ha alcuna rilevanza 🙂 bentornato Fra Puccino, scusa il discorso un po’ arzigogolato, oggi ho preso molto sole 😉

  6. Fede ha detto:

    Si, le stazioni sono terribili…

    Abbiamo responsabilità verso noi stessi, verso i nostri figli, ma prima dei figli, verso l’altro/a che abbiamo scelto per costituire la nostra famiglia, verso quell’unione che abbiamo scelto di coltivare per essere una coppia. Se poi le nostre scelte ci stanno strette o ci fanno soffrire, è giusto cambiarle, piuttosto che mentire a sè stessii, soffrire e far soffrire, raccontandosi buglie e raccontandole agli altri. Purchè si tratti di scelte meditate e consapevoli, non di capricci e comodi voltafaccia.

    Per il resto, mi manda davvero al manicomio il vivere la vita per delle convenzioni sociali, mi da l’idea dell’apparenza e del vuoto interiore.

    NB: In quella piccola cittadina veneta stavo bene, ci avrei vissuto per sempre, ci abita(va) la persona che amavo (e amo), anche se meglio che ora vive con me 😉

  7. @ Diemme: ho capito, anche tu nel club dei melanconici, eh?

    @ Giraffa: quello è una situazione che è capitata anche a me, ma non ai trenta, e non solo una volta… Ma a me per esempio è capitato al contrario, ossia di vivere da vecchio quand’ero più giovane e viceversa… A 20 andavo ai concerti di musica classica, a 30 ai concerti rock.

    @ Fede: beh, sto buco di posto avrebbe proprio bisogno di due come voi… Adesso scrivo io qualche lettera anonima al capo del tuo ufficio, così poi ti trasferiscono per incompatibilità ambientale (ehehehe)

  8. Fra hai perfettamente ragione, condivido in pieno. Ho superato la boa dei 25 solo da due anni ma anch’io stranamente sento che mi sto divertendo più adesso che quando ero una teenager o poco più. e sai perchè?perchè adesso sto un po’ meglio con me stessa e di conseguenza riesco a farmi conoscere meglio dagli altri. Prima pensavo allo studio, a starmene per i cavoli miei e non apprezzavo la bellezza e la semplicità di alcune cose, tipo le uscite con gli amici per una birra o per andare in un locale.

    E secondo me, chi pensa DAVVERO che dopo i 30 anni si debba solo sopravvivere, va inesorabilmente incontro alla noia fisica e mentale

  9. svartevarg ha detto:

    Ciao Fra’Puccino! Ben tornato! 😀
    il mio commento può essere magari “leggero”, ma è la visione di un ragazzo di 21 anni 🙂
    Quando guardo in giro come si diverte la maggior parte dei miei coetanei, credo di essere leggermente diverso da loro. Non esco 3 sere a settimana o simile, non vado spesso in discoteca, coltivo i miei hobby ed interessi anche da solo.
    Diciamo che la mia vita sociale si è espansa soltanto ora, in questi ultimi 2 anni, con l’approdo all’università. Per me è stato fantastico! Sono uscito dalla monotonia sociale che il mio paese (non tanto piccolo eh, nella mia cara provincia di Como) mi riservava e che ho sopportato nei banchi di scuola; in questi 2 anni ho conosciuto gente con interessi simili ai miei, dalla mentalità aperta, con uno spiccato interesse per la cultura, con prospettive ecco, e non l’unico obiettivo di concludere la settimana con l’uscita al pub o in discoteca.
    Finora la mia vita sociale si è espansa e si sta espandendo a ritmo di una serie aritmetica, mentre forse quella di molti miei coetanei era già ben avviata lungo una progressione geometrica.
    Con questo spero e penso che il meglio debba ancora avvenire.
    Pensandoci, l’anno scorso è stato più “ordinario” di questo anno, socialemente parlando; iscrivermi a WordPress e creare un nuovo blog, poter leggere i vostri e commentare è stato un altro piccolo passo. Concordo con te. Non voglio dover sopravvivere…

    Scusa per il lungo commento, che magari finisce anche un po’ OT

    Ciao

    Michael

  10. @ Dawn: la tua storia è un po’ simile alla mia, è vero che con l’età si cambia, ma non si può sapere come, e questo vale anche per
    Svartevarg: magari anche tu a 30 anni farai quella vita di pub e discoteca di cui ora non ti interessa nulla, il bello della vita è proprio che non ha regole, a meno che non ce le vogliamo auto-imporre, e vedrai quante altre sorprese ti riserverà il destino

    @ aquilotta71: a volte viviamo, a volte sopravviviamo, l’importante è non arrendersi mai alla consuetudine o alle opinioni altrui 🙂

  11. Bellissima la citazione che hai scritto… forse mi piace un po’ di più degli altri perché l’ho vissuta.. – a parte il muretto della chiesa il resto c’era tutto-
    Per me fai fatica a chiamare casa la tua perché ad Oxford hai vissuto!!! ti sei sbattuto di regole e affini di cosa la gente potesse pensare di un 30enne che si Gode la vita come un 20enne – si perché si sa i vicini curiosoni ci sono sempre!!!- e quella vita ti manca un po’… ( forse ho preso l’ennesima cantonata? 😛 )
    Beh pure io a contrario di tanti miei coetanei quando ero teenagers non andavo in discoteca non uscivo tutti i sabati sera… e non tornavo alla mattina… e per quello ero considerata ANTICA anche se talvolta me lo dicono ancora…
    ma che ci posso fare se non mi piace la discoteca.. se riesco a divertirmi anche con una pizza e un film a casa di amici.. mah! cmq ho notato che con il passare degli anni inizio ad uscire di più organizzare di più e a divertirmi di più… strano neh?!?!

    cmq Fra per me non ci sono regole.. e arrivati a 30 anni non ci si deve rinchiudere in casa perché il tempo dei divertimenti è finito… certo molta gente pensa che a 30 anni uno sia sposato e con figli quindi il fatto che esca da solo e vada in discoteca sia fuori dal comune quasi uno scandalo.. ma se uno non è ne sposato ne con figli perché non può uscire e divertirsi… ormai i tempi sono cambiati… certi valori come il matrimonio non sono più come un tempo 😦 e quindi perché essere condannati a SOPRAVVIVERE? 😀

  12. Perline, wow che commento! Lo metto nella mia top 10 dei migliori commenti.
    Anzitutto niente cantonata, ha descritto perfettamente cos’è successo, anche se per correttezza va detto che questo posto non l’ho mai considerato casa.
    In secondo luogo, pizza+film con gli amici o con la ragazza che ami (fino a quando la ami) è il non plus ultra, ma non disprezzare la serata in disco; se facciamo il raduno del norditalia, magari ci andiamo e poi mi dici se è così male… Dipende tanto dalla discoteca, e tantissimo dalla compagnia 😉
    Terzo aspetto: io al matrimonio ho sempre creduto e credo ancora, ma credo anche che essere sposati o avere figli non implichi rinunciare ai divertimenti… Diamine, nonne e baby sitter le avranno inventate per qualcosa, no??

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