Ragione di giustizia

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I festeggiamenti per il blog non mi fanno dimenticare il mio dovere quotidiano.

Oggi è la giornata internazionale della giustizia.   La giustizia è un tema importante e delicato.  Ci sarebbero tante cose di cui parlare, ma mi limito alla giustizia internazionale, ovvero ai crimini commessi dai capi di stato e di governo, tutti quei crimini che una volta erano impuniti o anzi celebrati, e che oggi per fortuna (in qualcosa la civiltà migliora) sono invece considerati per quello che sono.

Certo, c’è ancora molto da fare, ma almeno adesso è stato istituito il Tribunale Penale Internazionale, e i peggiori crimini commessi dai governanti non sono passati sotto silenzio.  Certo, ci vorrà ancora molto perché i criminali che per caso governano un paese vengano condannati al carcere, ma la strada sembra quella giusta.

Allora voglio stilare la mia lista dei desideri, ovvero dei criminali di stato che vorrei (o avrei voluto) vedere giudicare da una corte internazionale:

Augusto Pinochet e Henry Kissinger, per il colpo di stato in Cile

Than Shwe, dittatore della Birmania, per la negazione di libertà e democrazia nel suo paese, e per la repressione (già dimenticata) del 2007

Omar Bashir, dittatore del Sudan, per la guerra in Darfur

Ramzan Kadyrov, primo ministro della Cecenia, per le torture e gli omicidi commessi dal suo gruppo paramilitare e per l’uccisione di Anna Politovskaja e Natalia Estemirova.

La new entry Mahmoud Ahmadinejad, per la recentissima repressione in Iran.

Troppo ottimista?   A parte i primi due nomi della lista, voglio sperare di no.

Come video, propongo il monologo finale di Codice d’onore, film del 1992 di Bon Reiner, con Tom Cruise, Demi Moore e il solito straordinario Jack Nicholson, nei panni di un colonnello dei marines che ragiona come Dick Cheney e che, come tanti degli iscritti nella mia lista, mette la ragione di stato sopra ogni altra cosa.

Una sola avvertenza: se non avete ancora visto il film, non guardatevi il video, perché vi perdereste la sorpresa finale.

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17 pensieri su “Ragione di giustizia

  1. Obama è un pupillo di Kissinger??? No, non dirmi così, ti prego, nooooooooooo

    Anch’io l’ho visto un sacco di volte il film, ci sono alcune battute indimenticabili, e Jack Nicholson, beh, fa fare bella figura persino a Tom Cruise 😮

  2. No Blogger ha detto:

    ..è la giornata della giustizia o la giornata della fantasia a membro di segugio? Non c’è la minima possibilità di portare nessuno di questi davanti alla Corte penale internazionale. Ci va soltanto chi diventa inviso ai vero “padroni” del mondo. Vedi i criminali serbi. Il resto è solo gazzosa e un po’ di alibi buonista. Basta un buon film “di denuncia” e le coscienze, soprattutto quelle americane, sono a posto. Il resto continua come prima, qualche volta anche peggio. Sorry…

  3. No Blogger ha detto:

    sì, appunto. Le cose non cambiano se nessuno fa niente per cambiarle. Lo so molto bene. Parlarne lascia il tempo che trova se non c’è un passo successivo. Rimangono i Bashir di turno e gli eterni Kissinger (che pure ha fatto qualcosa di buono), i Tom Cruise, buoni per tutte le stagioni.

  4. presidente di BananasRepublik ha detto:

    “Kissinger (che pure ha fatto qualcosa di buono)”

    mi viene in mente una battuta di Benigni, che diceva….”ma che deve fare uno per essere davvero bollato come cattivo? sempre lì a giustificare e dire ma si, anche lui ha fatto qualcosa di buono…. e lo so anche io, anche Hitler avrà fatto qulcosa di buono: volgio dire un ponte l’avrà pure costruito. Anche il mostro di firenze in vita sua buongiorno l’avrà pur detto a qualcuno…”

    😀

    si, Obama ebbe i suoi primi incarichi istituzionali sotto l’ala protettrice e nutrice di zio Henry.
    Ma queste cose te le dico col contagoccie sennò mi vai in depressione… 😀

  5. Mi viene in mente una barzelletta.

    Quella in cui si sparge la voce che Hitler è ancora vivo, in un paesino in Baviera.
    Allora si radunano centinaia, poi migliaia di neonazisti, da tutto il mondo.
    Attorno alla sua villetta, inneggiano a lui con cori di “Heil Hitler” a “Adolf, ritorna”, che aumentano sempre più.
    Alla fine, la porta si apre, esce un Hitler vecchissimo, alza la mano piano nel saluto romano e, dopo il boato della folla dice
    “Va bene, ritorno.
    Ma questa volta cattivi”

  6. No Blogger ha detto:

    Kissinger è pure riuscito, fra le tante cose poco pulite e nobili, a mettere fine alla guerra amerikana in Vietnam. Per un Paese come quello e anche un po’ per il resto del mondo non è proprio una cosa insignificante. Poi ha tenuto a balia anche un implume Obama. Poi mi possono venire in mente tante barzellette, alcune anche di fonte insospettabile ed autoironica, come quella dei due tedeschi e dei mille ebrei nella mitica 500. Però non cambiano il mondo di una virgola. Credo che tutte ‘ste belle giornate mondiali non servano a nulla. Passate le 24 ore tutto è come prima, se non si fa qualcosa di concreto. Passata la festa, gabbato lo santo. Una petizione, un albero in più, una stella gialla sul petto. Qualcosa di concreto, di visibile, di tangibile. Di calendari di Frate Indovino ce ne sono già abbastanza, non vi pare?

  7. Ma il senso di fare un post per tutte le giornate mondiali dell’anno è proprio quello di ironizzare un po’ su tutto questo celebrazionismo, buono soprattutto per l’industria dei convegni e degli eventi…

    Detto questo, ogni giornata mondiale può essere un buon spunto di riflessione e, qualche volta, di una bella risata.

    Comunque, magari il blog di Frate Puccino fosse popolare il calendario di Frate Indovino, potrei veramente trasferirmi nella mia sognata casa al mare limitando il mio lavoro al post quotidiano 🙂

  8. No Blogger ha detto:

    appunto, di calendari come quello di Frate Indovino ce ne sono già tanti 😉 il problema è riuscire a fare qualche passo in più. Per chi ne sente l’esigenza, altrimenti va bene così. 🙂

  9. …. gli USA furono costretti ad tirarsi sfuori dal vietnam.

    Non solo la vittoria militare era ormai improbabile, ma una cosa che si racconta poco dei retroscena di qeusta guerra è che l ‘esercito USA aveva seri problemi di diserzioni e di disciplina al suo interno.
    I soldati era stufi marci, circa il 70% di loro faceva ampio uso di anfetamine, e crescevano in maniera spaventosa gli eposodi di fragging:
    i soldati cioè iniziavano a colpire i superiori in modo apparentemente accidentale con frammenti di armi esplosive.

    Kissinger giocò alla guerra finchè potè….

    Ma anche un cane rabbioso sa quando è arrivato il momento di smettere. E quando lo fa, non dire iche è diventato un buon cane da lodare.

  10. No Blogger ha detto:

    …gli U.S.A. potevano andare avanti ancora per molti anni, con un intervento militare ancora più “pesante”, se Westmoreland e gli altri “falchi” avessero prevalso. Nonostante le forti proteste, le anfetamine, l’autolesionismo e tutto il resto. Il napalm era abbondante e “comodo” da usare. Avrebbero potuto far continuare la guerra per interposta persona, come hanno fatto molte altre volte. Non ci sono cani da lodare in questa storia, c’è solo da prendere la storia per quello che è stata, primi passi di Obama compresi…

  11. @ Fede: uno dei più grandi attori di tutti i tempi, soprattutto nei ruoli negativi

    @ Presidente: hai ricordato un punto basilare: i primi a non volere continuare la guerra in Vietnam erano i soldati americani. Vedi, questo è un motivo per cui sono favorevole all’esercito di leva, tanto da avere fatto il militare pur essendo di sinistra e abbastanza pacifista.
    In una società come quella moderna un esercito di cittadini può essere difficilmente gestibile e non gli si può far fare tutto quello che si vuole, ed è per questo che prima gli Stati Uniti e poi gli altri paesi sono passati al più controllabile (per ora, almeno) esercito di professionisti

    @ no blogger: non sono d’accordo, tra l’altro non consideri che la guerra ha anche un notevole costo economico… No, la verità è che gli Stati Uniti in Vietnam o la Russia in Afghanistan hanno perso la guerra, nonostante la sproporzione di forze in campo

  12. frappy, quello che dici sui soldati è vero. Un esercito di “professionisti della morte” crea molti meno problemi ed è più facilmente gestibile.

    Riguardo la prosecuzione della guerra da parte degli USA come sostiene NoBlogger, era impensabile!

    La guerra non si fa solo con il napalm, ma anche o forse soprattutto con una base di consenso.

    E’ questo a produrre vite umane da mandare al macello.

    Nel ’71 ci fu il gravissimo scandalo del New York Times che pubblicò i documenti segreti del dipartimenti della difesa: veniva fuori un governo statunitense che aveva mentito sia al congresso che agll’opinione pubblica.
    un impegno prolungato in vietnem era impensabile.

    Grosso modo è ciò che accade ora, con Obama che non ha altra scelta che il progressivo disimpegno militare

    Vedete come si ripete il paradigma della morte?

    Le lobbies militari usano un presidente per iniziare un conflitto ai limiti della sostenibilità.
    E dopo ne usano un altro per retrocedere.

  13. No Blogger ha detto:

    la guerra ha un notevole costo economico (e sociale, aggiungo io) per un Paese, ma è un notevole ricavo economico per le lobbies politico-economiche che reggono i Paesi più ricchi, come gli U.S.A. Potenzialmente sotto diverse forme possono reggerlo all’infinito. Gli U.S.A. hanno sempre avuto un esercito di volontari. Spesso appartenenti alle classi più disagiate e spesso è stato un modo di progresso sociale del singolo (pensate a Colin Powell, il primo Capo di Stato maggiore afro-americano, poi avviato a carriera politica di prim’ordine). Solo in poche occasioni hanno ricorso alla leva: nelle guerra di secessione, nella seconda guerra mondiale, nella guerra del Vietnam. Negli U.S.A. la “leva” patriottica fa sempre presa. Le guerre, cara Presidente, si fanno anche senza consenso. Soprattutto oggi. basta chiamarle e “venderle” in modo diverso. Vedi l’Irak, vedi l’Afghanistan. Si chiamano in modo diverso, ma anche l’Italia è stata ed è in guerra. Per il resto pensatela pure come volete 😉

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