1988

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Per una volta, nessuna giornata mondiale, oggi vado fuori tema, oggi l’argomento è un anno, il millenovecentottantotto.

Qualche giorno fa un episodio tutto sommato insignificante ha riportato la mia memoria a quell’anno, a tutto ciò che accadde nella mia vita nel 1988. L’altroieri, poi, mentre attraversavo la notte a 8.000 metri d’altezza, leggendo Dance Dance Dance di Murakami Haruki, sono rimasto colpito da alcune parole, di per sé poco significative.

Camminando mi chiedevo perché cavolo Vietnam e Cambogia fossero in guerra. Non ci capito un tubo. Che mondo complicato

Un attimo, mi sono detto, ma questa è una notizia di molti anni fa.  Già sapevo che il romanzo era abbastanza risalente nel tempo, ma quel riferimento mi ha fatto correre alla quarta della copertina, e scoprire che, in effetti, il romanzo era stato pubblicato in Italia nel 1998 ma in Giappone dieci anni prima.

Nel 1988.

Chissà perché, in questo periodo mi torna continuamente in mente questa data.

Il 1988 si era aperto in maniera triste, con la morte improvvisa di mio nonno.   Ma in quello stesso anno è nato mio fratello, e una settimana dopo è iniziata la mia vita sentimentale, con quel primo bacio di cui ho già scritto in un altro post.  La mia vita sentimentale ha già compiuto i 21 anni, davvero impressionante, a rifletterci.

Ma il 1988 è stato anche l’anno in cui sono andato di nuovo in vacanza, dopo qualche anno che vi avevo rinunciato, anche per i rapporti non facili che avevo con i miei genitori; nulla di speciale sul fronte adolescenziale, diciamo. Quell’anno sono ritornato in vacanza e così, delle poche foto che ho ritrovato, in alcune, con addosso una felpa dal colore improbabile, mi trovo a Cortina d’Ampezzo, dov’ero riuscito ad andare a scrocco solo per seguire la mia fidanzatina dell’epoca, che invece le vacanze a Cortina se le poteva permettere.

Ma poi, cos’altro era successo in quell’anno?  Faccio davvero fatica a ricordare, come non ricordo assolutamente quale maldestro tentativo letterario avessi fatto.

A volte, comunque, mi viene un’idea pazzesca e surreale; quella che certe volte la parola scritta abbia una forza creativa del tutto insospettabile.  Uno scrittore, non necessariamente uno dotato di particolare talento, descrive un personaggio in un suo racconto o in un romanzo, dopodiché nel mondo della letteratura, della fantasia, questo personaggio prende vita.

Una spiegazione più prosaica è che forse è l’abilita dello scrittore nel dipingere le persone in modo tanto realistico.

Così potrebbe essere per i personaggi del libro di Murakami. Il protagonista, il giornalista free lance che vive spalando metaforicamente la neve e per districarsi tra le sue relazioni più strette deve disegnare uno schema delle persone con cui è in rapporto, e poi gli altri comprimari: la timida receptionist con gli occhiali, la ragazzina dotata di un potere paranormale, l’attore di successo che vorrebbe una vita ordinaria, la fotografa che si innamora dei poeti.

Non nego che in tanti passi del romanzo, forse anche troppi, mi sono riconosciuto nei pensieri del protagonista, tanto che ora che la fine del romanzo è vicina temo il giorno in cui inevitabilmente arriverà. Pur essendo un appassionato lettore di Murakami, non tutte le sue opere mi sono piaciute allo stesso modo, e so che non potrò consolarmi per la fine di questo romanzo passando ad un altro. Questo romanzo è davvero unico, com’è impareggiabile il modo in cui rende la scena musicale degli anni ottanta.

Le canzoni di Michael Jackson avevano invaso il pianeta come un’innocua epidemia. I ben più mediocri Hall & Oates combattevano per costruirsi il loro posto al sole. I Duran Duran spiccavano per mancanza di fantasia. A Joe Jackson, nonostante avesse un certo talento, mancava qualcosa per potersi imporre a livello mondiale. I Pretenders non mi sembravano avere un grande futuro davatni. I Supertramp e i Cars non suscitavano in me grandi entusiasmi. Queste e altre innumerevoli pop star ascoltavamo ogni giorno per ore e ore

Per combinazione, anche l’autrice della fotografia che ho scelto come illustrazione è nata nel 1988.

Secondo me possiede un talento vero, naturale.

E’ come se le sue foto mettessero la poesia a nudo. I poeti stanno lì a tormentarsi su una parola, ma quello che a loro costa tanti sforzi, lei riesce a realizzarlo in un attimo nelle sue foto. Quel paesaggio spirituale che ognuno di noi nasconde nella parte più profonda di sè, lei riesce a coglierlo in una luce, in un intervallo di tempo, e lo materializza. Un’atmosfera che è di catastrofe e di rigenerazione. Una catarsi di tempo e di luce che si consuma in un attimo.

Le parole, le confesso, le ho prese (quasi tutte) ancora una volta in prestito da Murakami. Ma per verificare se ho ragione oppure esagero, la cosa migliore è che andiate a visitare il suo blog.

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23 pensieri su “1988

  1. Non conosco Murakami ma mi ha colpito la tua frase “e so che non potrò consolarmi per la fine di questo romanzo passando ad un altro” perchè è esattamente ciò che provo tutte quelle volte che leggo un romanzo molto bello… Ci sono certe storie che si vorrebbe non finissero mai.

  2. 1988. Lunghi capelli ricci, vestita alla moda (dei tempi). Avevo 16 anni. Andavo a scuola in bici, anche se i miei non volevano, anche con pioggia e neve, e andavo a scuola malata anche con la febbre. Due volte alla settimana andavo a joga alle nove di sera e alle cinque mi mangiavo un bel piatto di pasta. Ai quei tempi mangiavo ancora il pomodoro. Mi ricordo il sapere dei bucativi all’amatriciana, i miei preferiti. Era brava a scuola, senza sbattermi molto, poi alla fine della seconda un inizio di anoressia. Volevo mollare tutto, la scuola scelta per me (io volevo fare il liceo classico) e riiniziare da capo. Poi un professore (ribelle come me) mi è stato vicino. Mi ha fatto capire che cosi facevo del male solo a me stessa e nessuno avrebbe capito cosa io avevo nella testa. A settembre ho ripreso a mangiare. Sono tornata in palestra. Avevo 8 e nove in tutte le materie e non ho mai piu saltato un pasto. E non ho mai piu lasciato che qcn mi imponesse qualcosa. Ho seguito cuore e animo. Ho lasciato il bel muso imbronciato e ho inforcato il sorriso. Con Tozzi e Ramazzotti nel cuore sono diventata Stella.

  3. @ Giulio hai ragione, e vale anche per le storie d’amore: vorresti che non finissero mai e quando finiscono ti chiedi se troverai qualcosa che possa prenderne il posto

    @ stella: hai scritto delle parole che dovrebbero leggere tutti quelli (e sono tanti) che a quell’età sono disperati, perché a 16 anni non ti rendi conto che sei solo all’inizio della vita, e che tutto -tutto- può cambiare.
    Però, Stella, Tozzi e Ramazzotti?? Ennò, eh… Come si usava in quegli anni, ti avrei fatto una bella musicassetta di musica come si deve, altroché

  4. Allora ti prometto un altro post su questo…ma continuo a promettere post a destra a sinistra…sono proprio una fancazzista prometti post…;-) eh…. promessa mantenuta sulla città (non mi ricordo dove te l’avevo promesso il post sulla città, forse da me)(ma ti ho anche scritto che il tuo commento alla mia città era criptico e non capivo cosa mi avevi scritto…non dimenticare che ho fatto le scuole basse anche se gioco a fare la scrittrice)…leggi leggi
    a casa diemme ho promesso un altro post gemellaggio…adesso vado nella casina stile Uby a fare nanna…anche le pile di stella si scaricano (eh si)
    Tozzi è rimasto nel cuore…di ramazzotti il mio primo 33 di tozzi tutte cassette…mitiche….mi ricordo una canzone sua che ascoltavo qdo avevo quell’età…GESU CHE PRENDE IL TRAM CON LA SUA TUTA BLU (il fratellino me l’ha maciullata…mai piu rtrovata)

    al prox post…notte amico mio….

  5. Marcellina-ina-ina.

    E chissà cosa sarà successo al compimento del diciottesimo compleanno 😉

    Su libri hai proprio ragione, non sai quanto vorrei andarmi a bere un whisky con Murakami Haruki in un bar di Shibuya.
    Mi rifaccio di filato le 14 ore di aereo

  6. G. ha detto:

    tendenzialmente io invece vorrei semplicemente che il mondo in cui sono stata catapultata non svanisse come un sogno interrotto dalla sveglia..
    probabilmente conoscere l’autore mi darebbe lo stesso effetto simil doccia-fredda…c’è un immaginario troppo grande dietro alla parola per farselo rovinare da una persona, anche se è proprio quella che l’ha “generato”

    solo a posteriori posso dirti Fra che anche io cmq
    avrei scelto quella composizione e non l’altra… 😉

    ah giusto 1988, nascevo all una di notte il giorno di carnevale..

  7. Hai ragione anche tu, conoscere l’autore rischia di rovinare la magia della sua opera.
    Mi ricordo da bambino, dopo uno spettacolo in un festival nella mia cittadina i miei mi chiesero se volevo conoscere Dario Fo. Ricordo che fui preso dal panico, mi rifiutai quasi nascondendomi dietro mia mamma, avevo quasi il terrore della delusione che avrei potuto provare.

    Ma con Murakami sarebbe diverso, non so perché me lo sento. Anche perché poi, un po’ di whisky e una bella musica, e passa la paura 😉

  8. G. ha detto:

    insomma Fra, non saprei…
    a parte che il caro Ivan è amico di Dario..si Dario Fo,
    ma volendo tralasciare la citazione nn voluta,
    io ho conosciuto Baricco, e avrei preferito di no…
    magari Murakami sarebbe diverso..va bene..tutto è possibile…ma tendenzialmente è come cercare l’impossibile credere che l immagine di una persona che ci si è creati corrisponda alla persona reale..per quanto sia anche diversamente piacevole la sua presenza, sarebbe cmq diversa…

  9. Scusa, però Baricco si vede che se la tira ‘na mazza, eh?

    I personaggi famosi, comunque, hai ragione tu, conoscerli di persona rischia di rovinarti tutta la magia.
    Forse è meglio conoscerli come persona se come persone famose non vogliono dire troppo per te

  10. G. ha detto:

    Guarda..può tirarsela quanto vuole
    che il mio parere su Oceano Mare non
    cambia…perchè mi ha aperto una luce dentro..
    Il punto è…ma che ti frega di incontrare
    la persona che l ha scritto se tanto tutto quello che di più bello che aveva da dire quella persona lo hai letto?

  11. Quoto la tua ultima frase!

    E’ vero. Ma nel mio caso non vorrei incontrare Murakami per rivivere le emozioni dei suoi libri, ma proprio perché penso che mi ci troverei bene; ci parlerei di musica, ci berrei uno o due bicchieri, magari qualche confidenza sulle donne. Più per vivere uno dei sui libri, che per conoscere il personaggio, in buona sostanza.

    Su Baricco ho un’opinione in sospeso. Io ho letto Novecento e Seta, mi sono piaciuti abbastanza, non tantissimo, più che altro perché mi sembra un modo di scrivere un po’ costruito.
    Il fatto che Oceano Mare a te sia piaciuto però mi colpisce, e mi rompe gli schemi, perché non sei certo una sempliciotta, anzi, sei esattamente l’opposto.
    A meno che Oceano Mare non sia il suo capolavoro nel senso letterale del termine, allora dopo vado in libreria e me lo compro.

  12. Sull’argomento Murakami torno in un altro frangente. Io vorrei incontrare Jefery Deaver, dato che il buon vecchio Simenon potro’ incontrarlo solo in un’altra vita. Non voglio mica farci grandi cose. Mi piacerebbe mangiarci una pizza e fare due chiacchiere…lo considero un geniale e folle giallista e secondo me un paio d’ore di chiacchiere non sarebbero affatto male. Quello che intendo dire è che non vorrei incontrarlo ad una fiera del libro nella veste: scrittore-lettore ma uomo-donna, a tu per tu, uomo nella vita normale.

  13. G. ha detto:

    Oceano Mare per me è il livello massimo da lui raggiunto, come secondo libro invece Castelli di Rabbia..per quando concerne Novecento e Seta non mi sono per nulla piaciuti..può essere un parere come un altro il mio..è gusto…
    Ciò che voglio dire è che ritengo di aver capito parecchie cose nella mia vita, ovviamente non tutte, ma parecchie, eppure periodicamente rileggendo Oceano Mare ne imparo di nuove e mi rendo conto che c’è una profondità emozionale che ha dell’assurdo…

  14. @ G.: Beh, ma visto che con American Beauty mi hai dato un ottimo consiglio, penso proprio che mi vado a comprare Oceano Mare, va!
    Ero giusto alla ricerca del prossimo libro da leggere dopo quello di Murakami!

    Una profondità emozionale che ha dell’assurdo. Bella frase

    @ stella: meno male che non vuoi incontrare Jeffrey Dahmer, simpaticamente detto il Cannibale di Milwaukee 😀 Jeffrey Dahver l’ho sentito nominare, ma non ho mai letto nulla, non amo troppo i gialli

  15. Non sono gialli fine a se stessi…è considerato il piu grande giallista di tutti i tempi…il collezionista di ossa per esempio…la sedia vuota…sono gialli psicologici che ti prendono ogni cellula. Io ho iniziato con il grandissimo Simenon (ho già preso appuntamento fra 1000 anni) non so se hai mai letto nulla…lui era un gradissimo romanziere oltra a essere famoso x Maigrat e poi c’è la parte dei gialli

  16. Proprio prima di iniziare una nuova tournee per provare a rilanciare la sua carriera…

    Triste.

    Pur con tutti i suoi problemi, è stato comunque un grande della musica pop.

    Ora assisteremo a celebrazioni smielate da una parte e alla sagra dell’insulto dall’altra…

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