Persone in fuga

Il 20 giugno è una giornata mondiale seria, la giornata del rifugiato, dedicata ai 42 milioni di persone in fuga da guerre e carestia.  

Quarantadue milioni di esuli, profughi, fuggiaschi, emigranti senza volerlo.   Una cifra davvero enorme, ma d’altro  canto sono tanti i luoghi della terra da cui la gente è costretta a fuggire.

Approfitto della giornata mondiale di oggi per parlarvi de I figli degli uomini (Children of men, 2006) di Alfonso Cuàron, con Clive Owen, Michael Caine e Julianne Moore.

Un film che racconta della tragedia di un’umanità morente, della speranza risorta nel grembo di un’immigrata clandestina, di un viaggio impossibile alla ricerca della salvezza, della fede che rinasce dalle macerie del cinismo, con scene memorabili, come i rifugiati dalla Germania o dalla Francia che la Gran Bretagna isolazionista e fascistoide tiene rinchiusi nelle gabbie.

Un film politico, ma anche un film d’azione, perché solo in Italia si parte dal presupposto (errato) che se un film deve far pensare deve anzitutto farti annoiare, mentre all’estero i film che affrontano tematiche serie ed importanti non si vergognano di contenere scene divertenti, o appassionanti come la fuga dell’auto in retromarcia nel bosco di questo film.

E, in effetti, chi l’ha mai detto che pensare debba essere incompatibile con divertirsi?

Guardare il film è comunque indicativo.   Secondo me l’essere umano, istintivamente, è un migrante.  I cacciatori-raccoglitori, la condizione naturale della nostra specie, quella che abbiamo praticato per 125 mila anni prima della civilizzazione, si spostavano continuamente di luogo in luogo.   Per questo, di fronte a vicende come quella dei rifugiati o dei migranti, l’istinto ci porta naturalmente dalla parte di chi si sposta o fugge.

Certo, quando la persona fugge in quello che l’istinto ti fa ragionare come il tuo territorio, l’atteggiamento cambia; ma guardando due persone in fuga da fuori, in maniera oggettiva, quasi tutti si identificano nei fuggitivi e quasi nessuno in chi li vuole respingere o rinchiudere da qualche parte.

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10 thoughts on “Persone in fuga

  1. Caro Fra’, non so se è mai capitato di parlarne con te ma, come chi mi legge da un po’ sa, sono un operatore multiculturale: praticamente sono specializzata in problemi dell’immigrazione e, ancor prima, in storie di vita di migranti e di immigrati.

    Sono d’accordo con l’idea che l’essere umano sia nomade di natura, e che il concetto di territorio “proprio” vada molto ma molto rivisto e rielaborato.

    C’era un periodo in cui c’erano parecchi spot in televisione, a cura dell’Alto Commissariato per i Rifugiati, che proponeva storie con esiti superbi; ma non sempre, purtroppo, è così.

    Questo giornata, di tutte quelle che hai proposto, è sinceramente quello che ho più nel cuore.

  2. No, non lo sapevo, e anzi avevo immaginato che svolgessi i più svariati lavori, da commercialista a professoressa di greco.

    In quel ruolo, in effetti, ti ci vedo proprio bene, grazie anche a quell’istinto sociale che evidenzi anche nel nostro piccolo mondo blogger

  3. Anch’io amica cara non lo sapevo (e ti leggo da tanto tempo)…anche la mia migliore amica lo è, anche se purtroppo non lo fa come lavoro. L’anno scorso la cooperativa per cui lavora ha organizzato un festival africano ed era uno spettacolo: musica locale, vestiti stupendi, cibo ottimo e si parlava e chiacchierava con loro, si giocherellava con i loro bimbi. Io sono sempre stata convinta che tutti siamo uguali, indipendendentemente dal dio in cui crediamo, dal colore della pelle o dagli anni passati sui banchi di scuola. (e poi dicono al cuore non si comanda)xo’ le cose non vanno sempre come noi vorremmo che andassero (e questa è una bellissima e personalissima storia che forse un giorno vi raccontero’)

  4. Caro fraticello, anche io come Diemme lavoro con gli immigrati (uhm…..che coincidenze la vita!), e ti ringrazio per aver focalizzato la tua attenzione sul tema dei rifugiati. Persone invisibili, che restano anni in attesa di veder riconosciuto il proprio status, e nel frattempo possono fare ben poco. Per i primi sei mesi dalla richiesta non possono neppure lavorare. Pensa tu……
    Bello l’accostamento con “I figli degli uomini”, un film che ho visto un po’ di tempo fa ed ho consigliato di recente ad una mia amica che non sapeva che dvd noleggiare. Che emozione quando si sente il vagito del pupo e tutti, buoni e cattivi, si fermano ad ammirare questo miracolo.
    Eh sì, perchè la vita è davvero un miracolo…. L.

  5. Già, è un grande film, ma è eccezionale anche la scena di loro che arrivano nella città-CPT, perché da spettatore vivi l’arrivo dell’immigrato in ambiente ostile dall’altra parte.
    Un’esperienza davvero particolare per noi che viviamo in un paese comunque benestante

  6. Una piccola precisazione: io non mi sono mai sognata di dire e neanche di pensare che siamo tutti uguali: siamo tutti diversi, e sono personalmente convinta che ci siano persone di maggior valore rispetto ad altre. Semplicemente però credo che queste differenze siano dovute a null’altro che all’intelligenza, al codice morale, alle capacità, al carattere, alle inclinazioni, alle competenze, alla volontà di essere migliori o viceversa.

    Insomma, nulla che ci azzecchi con la razza, la religione, l’orientamento politico e sessuale e compagnia cantando.

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