7 pensieri su “Troppo giovane per lavorare

  1. Fra,

    quello che mi ha particolarmente colpito di queso post è l’aria allegra che gli hai dato, forse particolarmente enfatizzata dal carinissimo dialogo con la tua amica Naomi che sicuramente leggerà questo tuo post!!!(anche se l’argomento è di una tristezza micidiale)(non fraintendere la collocazione del termine allegria in questo contesto)

    Poteva essere un post strappalacrime (se l’avessi scritto io sarebbe stato sicuramente così) e invece il taglio che gli hai dato è diverso.

    Per quanto mi riguarda c’è stato un periodo della mia vita che sostenevo le marche commerciali piuttosto che i grandi nomi, pasta esselunga piuttosto che pasta barilla. Adesso sono una fan del commercio equo solidale per qualsiasi cosa e quando so di bimbi che non possono fare i bimbi ma sono già piccoli uomini senza la libertà di non esserlo mi viene tristezza e rabbia x non potere fare nulla. (lo so che non centra nulla ma oggi parlavamo di voli pindarici con diemme-e ora il mio pensiero è andato a tutti le forme di sfruttamento-dalla prostituzione delle bambine x’ quello sono ai bimbi soldato)(beh come al solito un altro bel fuori tema)

    La tua deve essere una simpatica famiglia moderna ed allargata visto che ha fratellino (si fa x dire) e sorellina.

    Un abbraccio stella

  2. Eh sì, molto allargata anche in senso geografico, da Roma al Nord Est.

    Hai fatto bene a ricordare la prostituzione minorile, ho sentito racconti terribili sulla Tailandia, di ragazze giovanissime mezze nude in mezzo alla strada… e che certo non si prostituiscono per loro libera scelta

  3. Ogni cosa ha il suo fascino, basta saperlo e volerlo cogliere. Mi riferisco alla famiglia, naturalmente.

    Mi è venuto istintivo. In Thailandia non ci sono ancora andata. In molti post miei ho parlato del mio amore per i viaggi avventura, zaino un paio di calzoncini maglietta e via, a scoprire i vari paesi intorno a noi. La Tailandia xo’ mi blocca. Come il Brasile d’altro canto e tanti altri. Ragazze giovanissime in alcuni casi, perchè ho letto recentemente un articolo e la bambina in questione aveva 9 anni. IO a nove anni giocavo ancora con le bambole.

  4. Condivido in toto il tuo discorso.

    Ho anche io dei capi griffati: che siano magliette, abiti o borse, basta leggere le targhette interne (che adesso ne sono 500 ed hanno le dimensioni di lenzuola) per trovare il made in ….china,india,thailanda, mai che scrivano MADE IN SFRUTTAMENTO.
    E’ una cosa che ho iniziato a notare qualche anno fa, quando iniziarono a chiudere le prime fabbriche che spostavano la produzione nei Paesi dell’Est.
    Ti presento anche un altro punto di vista. E’ quello di Sandro Veronesi, Presidente del gruppo Intimissimi-Calzedonia-Tezenis che in una recente intervista sul settimanale “A” di Maria Latella, spiega la cosa in altri termini.
    Lui ha stabilimenti in Sri Lanka:

    “….Gli operai li paghiamo meno dei nostri in Italia, ma più di quanto prendano normalmente in quella nazione. E quando tu tratti le persone con rispetto, vieni rispettato. Alla fine è un investimento. Pensi che le nostre operaie all’inizio svenivano in fabbrica. Accadeva perchè con il loro salario magari tiravano avanti un paio di famiglie e non mangiavano a sufficienza. Oggi, appena entrano in fabbrica, fanno un’abbondante colazione. Loro hanno un motivo in più per venire a lavorare, noi sappiamo che renderanno di più. Ora abbiamo costruito per loro delle casette che costano solo 5.000 dollari.”

    Ora, credo che gli spunti di riflessione siano tanti. Dal punto di vista di un lavoratore dello Sri Lanka, quest’uomo è un salvatore.

    Ma dal punto di vista dei tantissimi lavoratori italiani che dopo la chiusura di una fabbrica restano a spasso, come si può definire un imprenditore che sceglie di trasferirsi altrove per risparmiare, produrre di più, pagare meno tasse ed il tutto sulla sua pelle?

    E’ un discorso complicato: certo è che in questo particolare momento, davvero c’è una difficoltà di collocamento impressionante.
    Se penso ai nostri genitori che con un solo stipendio hanno tirato su i figli, li hanno avviati agli studi, hanno risparmiato, magari hanno potuto acquistare anche una seconda casa.

    E ora?

    Ma forse ho spostato un po’ troppo il discorso.
    Tanti minori del mondo, non hanno purtroppo la tutela fondamentale del loro diritto principale: quello di essere bambini.
    Come dice Stella, noi a quell’età giocavamo. Loro un’infanzia non ce l’hanno, se non da voler dimenticare in fretta una volta che diventeranno adulti.

  5. @ stella: andare con una bambina di 9 anni è pedofilia, è un problema mentale, andare con una prostituta di 15 anni è solo una grandissima stronzaggine; e troppi occidentali (e italiani) lo fanno senza magari nemmeno avere sensi di colpa

    @Alessia: welcome to my world, farò una visita anche al tuo 😉
    Non hai affatto spostato il discorso: le fabbriche chiudono o sono in crisi da noi perché gli imprenditori approfittano dei paesi dove il costo del lavoro è più basso; mi ricordo che fu la prima cosa che mi venne in mente quanto lessi quel famoso trafiletto, e mi chiedo come possa non essere venuto in mente ai politici (non solo italiani) di allora…

  6. Federica ha detto:

    Daccordissimo sul fatto che per bloccare questa globalizzazione selvaggia a scapito dei nostri lavoratori che rimangono a casa e dei minori (o adulti) sfruttati nei paesi della delocalizzazione l’unica strada percorribile sia quella di una maggiore attenzione al momento dell’acquisto.

    Sono i consumatori finali a poter fare la differenza, politici e imprenditori non faranno mai nulla per cambiare questo stato di cose.

    Per questo da un paio d’anni a questa parte leggo minuziosamente le etichette dei prodotti (cercando di fidarmi di quello che dicono!) ed evito di fare determinati acquisti per motivi etici e per i risvolti sull’economia del nostro paese.

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