Valzer con l’impossibile

Oggi non ho trovato nessuna giornata mondiale di qualcosa. Ma dal 4 al 10 giugno c’è la settimana mondiale della pace tra Israele e Palestina, una prospettiva che purtroppo le ultime elezioni in Israele hanno allontanato.

Il problema israelo-palestinese mi ha sempre addolorato, anche perché provo grande simpatia per entrambi i popoli coinvolti, e rabbia per la difficoltà di accettare la soluzione dei due stati per due popoli, che evidentemente è la sola razionale e conveniente per tutti, tranne forse per le forze politiche che lucrano voti e consensi sull’odio e la paura.

Il tema è complesso, forse troppo complesso per un post, ma c’è un film (israeliano) che tratta questa problematica da un punto di vista interessante: quello di un soldato israeliano con idee progressiste ma che si trova a dover combattere nella prima guerra del Libano, al tempo del massacro nei campi profughi di Sabra e Chatila. Il film si intitola Valzer con Bashir, che non è il nome di un personaggio del film, ma il nome di Bashir Gemayel, il leader del partito libanese dei cristiani maroniti che nel 1982 divenne vittima di un attentato, che ebbe come terribile ritorsione la strage di Sabra e Chatila, nella quale furono uccisi 700 palestinesi.

Il regista del film, in parte autobiografico, è Ari Folman, che ha avuto la grande idea di raccontare questo dramma con i disegni animati.

Un film che consiglio assolutamente, proprio perché dal punto di un israeliano che analizza in maniera molto obiettiva i fatti, che aiuta a comprendere che le guerre tante volte sono combattute da ragazzi come potrei essere io, e che le vere responsabilità sono di chi mentre fioccano i proiettili se ne sta nella sua bella fattoria o nel suo bel palazzo.

Valzer con Bashir era candidato all’Oscar 2009 come miglior film straniero, che però è stato vinto dal film giapponese Departures. Almeno non è stato battuto da Ratatouille come Persepolis…

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24 thoughts on “Valzer con l’impossibile

  1. Ho visto il film, per me particolarmente significativo. Ne devo aver parlato da qualche parte, ma in questo momento non riesco a cercare il link perché non sono sicura di che sia il mio il blog su cui ne ho parlato: forse in un lungo commento su un altro.

    Per me che ho vissuto una parte importante della mia vita in Israele, il dramma dei due popoli coinvolti è particolarmente toccante.

    Al di là della posizione politica, da un punto di vista umano sono chiaramente scherata con entrambi i popoli e lacerata da quanto sta succedendo, spesso difficile da spiegare. Ho detto difficile, ma ritenevo impossibile; questo film, raccontato da chi la guerra non la legge sul giornale e non la vede in tv, invece è riuscito a spiegarlo: ha spiegato il clima della guerra, gli stati d’animo delle persone coinvolte, come drogate dalla tensione, che sparano senza sapere a chi, e convivono col rimorso e con i fantasmi del proprio passato per il resto della vita.

    Significativo per contestualizzare la questione è stato anche il film “Il giardino dei limoni”, che qualcuno ha ritenuto a sostegno della causa palestinese, ma che secondo me descrive egregiamente la profonda umanità di entrambe le popolazioni, coinvolte in una guerra che, forse, non è la loro.

  2. gianni il bello ha detto:

    Non consocevo il film, ho visto il trailer e l’ho trovato bellissimo.
    Hai ragione Fra, l’argomento è troppo complicato… troppo spesso i sentimenti e le ragioni di un popolo sono state strumentalizzate da pochi al fine di trarne vantaggio.
    Non si può non ricordare, ad esempio, che oggi si lavora tanto (giustamente) alla creazione di uno stato palestinese… quanti ricordano che già nel 1947 l’ONU con la risoluzione n. 181 decise la spartizione di quel territorio conteso in due parti (uno stato israeliano e uno arabo) per venire incontro alle esigenze dei coloni ebrei, pacificamente e legalmente insediati in quel territorio da diverse decine d’anni, e degli arabi (anch’essi stabiliti da diverso tempo su quel territorio)?
    Quanti ricordano che all’indomani della proclamazione di Israele, cinque Stati arabi attaccarono il neonato Stato?
    Ripeto, non voglio entrare in analisi politiche…
    dal punto di vista umano, consiglio però la lettura di “Gerusalemme, Gerusalemme” un bellissimo libro di Dominique LaPierre e Larry Collins che, seguendo le vite giorno per giorno, di gente qualunque, ci pemette di vedere la guerra con gli occhi di chi l’ha vissuta…
    davvero un bel libro.

  3. @ diemme: Ho visto che hai scritto: “un film che non consiglierei a un amico che non fossi disposto a perdere”…
    A me invece il film è piaciuto e l’ho trovato anche avvincente e (se ricordo bene) a tratti perfino divertente, cosa che nei film impegnati italiani non trovi mai.

    @ gianni: è bene ricordare tutto, dal terrorismo di alcuni gruppi israeliani negli anni ’40-’50, al fatto che se i territori palestinesi furono occupati in risposta ad una aggressione

    Mi chiedo piuttosto una cosa: come mai tra tutti i miei lettori gli unici ad aver postato un commento siete voi due che per un motivo o per l’altro avete una moderata simpatia per Israele?

  4. Beh, quella era quasi una battuta, nel senso che è un film molto particolare, non certo di quelli che fanno “cassetta”, e anche a me è piaciuto molto.

    Io non una “moderata” simpatia per Israele, io ho uno sviscerato amore per Israele.

    Questo però non significa che ne condivida tutte le scelte o che non nutra amore e accorata solidarietà anche per la popolazione palestinese (quella che vuole la pace e non inneggia alla distruzione di Israele, ovviamente).

    Io sono prima di tutto dalla parte dell’essere umano.

  5. Eh, ma dovevo usare un termine che andasse bene ad entrambi!!

    Moderazione e comprensione sembrano parole banali, ma purtroppo è proprio ciò che manca; c’è invece tanto odio, da una parte dell’altra.
    E anche da noi purtroppo, anche se tante volte penso che certi atteggiamenti nascondano sotto sotto un antisemitismo “di sinistra” (ma si può essere antisemiti e di sinistra??) piuttosto che l’appoggio alle rivendicazioni palestinesi.

  6. gianni il bello ha detto:

    Si sono “moderatamente” simpatizzante per la causa israeliana… sul mio letto (quello a casa dei miei, dove torno per le vacanze) anziché le classiche immagini religiose, c’è una enorme bandiera con la stella di David 🙂
    Battute a parte (ma la bandiera c’è davvero!) negli ultimi tempi sono un po’ critico nei confronti della politica israeliana… la recente risposta ai razzi Khassan la trovo sproporzionata… e sono d’accordo con te che non bisogna dimenticare che alcuni gruppi israeliani (Irgun, Stern) agivano con veri e propri atti terroristici (basta pensare al King David Hotel di Gerusalemme).
    Volevo solo dire che spesso sembra che ci sia un solo cattivo (Israele) e tanti buoni (i palestinesi), quando basterebbe informarsi direttamente (non necessariamente sulle biografie di Ben Gourion, “Il gigante David”, questo si piuttosto pesantuccio…) per comprendere che la situazione è molto più complessa… e che spesso le soluzioni sono state a portata di mano ma non si sono (forse) raggiunte per la volontà di pochi.
    Con riferimento poi all’antisemitismo, penso che un popolo impregnato di cultura cattolica (antisemita per definizione) faccia fatica a staccarsi da certi luoghi comuni (deicidio, ostie profanate, bla bla bla..) e che altrettanto spesso i confini tra antisionismo (che può essere non condivisibile ma legittimo) e antisemitismo (da condannare, tout court) siano labili…
    @Diemme: non ho visto “il giardino dei limoni” ma mi riprometto di farlo. Posso chiederti da cosa nasce il tuo “sviscerato” amore per israele?

  7. Ho fatto l’università là, e una volta tornata in Italia ho lavorato con delle istituzioni che diffondevano i risultati della ricerca scientifica israeliana.

    Mi sono scontrata con una cultura completamente diversa da quella italiana; io vedo gli italiani, generalmente e salvo eccezioni, eterni scontenti, “borbottoni di corridoio”, e tante altre cose che non mi va neanche di dire perché sono pur sempre italiana, e vorrei che “i miei” fossero i migliori al mondo.

    Gli israeliani hanno una cultura di vita, non hanno le nostre masturbazioni mentali, sono fattivi, costruttivi. Quando io ero là, mi sono trovata un popolo di idealisti, anche se mi dicono che da allora le cose siano un po’ cambiate, e rispetto a quelli che sono stati pionieri la situazione si sia normalizzata.

  8. Ehi ci sono anche io, solo che oggi ero impegnata in riunione. Non è mica vero che i commerciali caz…..o sempre, ogni tanto lavorano anche, eh si!!! Tardi, ma sai che arrivo sempre!!!

    Era un film in rassegna e purtroppo quella sera non ci sono potuta andare. Ero già d’accordo con la mia amica Ale.

    Ho rivisto il trailer volentieri. Purtroppo non l’ho visto ma da quello che ho visto e letto lo considero un grande film. (anche questo è nella famosa lista di cui parlavo l’altro giorno) Non è un film commerciale, un motivo in più x essermi simpatico.

    Un grande amore per israele, ma questa è una storia lunghissima (magari un giorno ve la racconto)

  9. @ stella: guarda che il migliore amico è un commerciale, non me la raccontare, eh!

    @ diemme: Israele ha tanti pregi, è vero, a partire dalla condizione femminile e dalla democrazia (caso praticamente unico in Medio Oriente). Ma il suo comportamento verso i Palestinesi è sempre meno accettabile e comprensibile. Vale la pena costruire muri, opprimere i Palestinesi e vedere morire i propri figli per quei quattro gatti nelle colonie e per quattro vecchie mura a Gerusalemme? Nel mio sistema di valori no.

    @ gianni: me la ricordavo la storia della bandiera israeliana! Quello che scrivi della cultura cattolica purtroppo è molto vero, ma non sottovalutare i rimasugli dei fascismi del secolo scorso, certi germi non si debellano tanti facilmente, soprattutto se il tessuto socio-culturale, a differenza che in Germania, non è stato adeguatamente “sterilizzato”. E da noi non lo è stato.

    Intanto, comunque, la pace in Terrasanta rimane impossibile come il titolo del mio post.

  10. Fra stavolta sei stato criptico tu e non io.
    Non ho mica tanto capito. volevi dire che il tuo migliore amico è un commerciale e qdi non devo raccontare su che anche i commerciali lavorano ogni tanto? era così? se non era così scusa ma non ho capito davvero.

  11. Beh, veramente mi pare che tu l’abbia semplificata veramente troppo.

    Comunque, non ho una particolare voglia di imbarcarmi in una discussione politica.

  12. @ stella: ma nooo, volevo solo dire che i commerciali amano divertirsi, altroché lavorare, ma era solo una battuta!

    @ diemme: nello spazio di un commento come fai a non semplificare? A meno di non scrivere quei post-romanzi che ogni tanto vedo ma che non leggo mai. Non penso comunque si tratti di una questione politica, ma di valutare obiettivamente i fatti, ed io lo faccio dal mio punto di vista, anche sulla base di quello che mi è stato raccontato da una persona di cui mi fido ciecamente, che non è assolutamente un estremista, e che è stata in Palestina per 3 anni. E che ha messo davvero in discussione i miei punti di vista

  13. Federica ha detto:

    Io non sono per niente daccordo sulla definizione di “cultura cattolica (antisemita per definizione)” (cito testualmente gianni il bello).
    Che significa “per definizione”?
    Posso essere daccordo sulla cultura cattolica alle origini, alla nascita del cristianesimo, nei primi secoli della sua esistenza…Ma non ritengo che oggi la cultura cattolica sia antisemita.
    Posso sbagliarmi, ma non mi sembra così.

    Io sono cresciuta in una cultura cattolica, non solo non sono antisemita, ma nessuno ha mai provato neanche ad instillarmi un sentimento antisemita.

    Appartengo forse a pochi eletti?

  14. Beh, alle origini tra cristianesimo ed ebraismo non c’era proprio differenza, e come ha ricordato il Papa nel suo ultimo viaggio in Terrasanta, Maometto è cresciuto in ambiente giudaico-cristiano.
    Poi, direi più che altro nel medioevo, nella cultura cattolica si è sviluppato un filone antisemita; pensa che tra i gerarchi nazisti quasi tutti erano cattolici, nonostante la Germania abbia una maggioranza protestante.

    Detto questo, la Chiesa cattolica è un’istituzione enorme, con innumerevoli componenti, e anche tra i preti ci sono mille punti di vista, dal prete no global a quello revisionista… Dipende sempre da chi hai incontrato nella tua vita.
    Ora sicuramente la Chiesa-istituzione ha modificato profondamente l’atteggiamento verso quello che comunque è il popolo di Gesù (nato, vissuto e morto da ebreo); purtroppo il popolo di Dio non ha del tutto seguito la Chiesa, e anche questo è un fatto. Ho sentito con le mie orecchie battute sugli ebrei, che mi hanno lasciato esterefatto, e le ho sentite fare da persone che frequentano la parrocchia. Ed è stato già tanto che sono riuscito a stare zitto, per amore di pace.

  15. gianni il bello ha detto:

    @ Federica.
    Quando scrivo di “cultura cattolica (antisemita per definizione)” intendo riferirmi a quel disprezzo nei confronti degli ebrei che ha trovato la sua fonte nella chiesa cristiana delle origini e, in particolare, nei “Padri della Chiesa” (Giovanni Crisostomo, Girolamo, Gregorio di Nissa ecc.).
    Le affermazioni teologiche di questi signori, ampiamente ribadite dalla Chiesa fino a pochi decenni fa, hanno alimentato un comune “modo di sentire” che ha permesso di “giustificare” – unitamente a leggende come l’avvelenamento delle acque e della profanazione delle ostie – vere e proprie persecuzioni nei confronti degli ebrei che hanno attraversato gli ultimi duemila anni, da Tito alle Crociate fino ad arrivare ai nostri giorni (pogrom russi, lager nazisti ecc.).
    Ritengo che questo generalizzato modo di sentire l’ebreo come “brutto e cattivo” permanga anche oggi in diversi (stupidi) piccoli comportamenti umani… generalmente limitati ai modi di dire (“bestemmi come un ebreo…”) e che, per fortuna solo raramente, si concretizza in azioni (penso alla ciclica profanazione dei cimiteri ebraici da parte di qualche deficiente o agli slogan antisemiti conditi di svastiche et similia sui muri delle città).
    Modo di sentire ebreo=diverso che ritengo più o meno “generalizzato” in modo latente in una vasta area della popolazione e che, ribadisco, ricollego all’originale antisemitismo cristiano.
    Senza per questo voler dire che i credenti (cattolici o, in senso più ampio, cristiani)
    siano antisemiti.

  16. Fra, ma che battuta e battuta… i commerciali amano divertirsi e come!!! lavoricchiano ma amano anche cazzXXXXe e come…e poi non stanno mai zitti..non riuscirei a fare un lavoro diverso….

  17. Io con il mio amico commerciale mi sono divertito tantissimo… Anche perché era il classico tipo che se andavamo in discoteca c’era un nugolo di ragazze intorno, il che era profittevole anche per me 😉
    Ma poi abbiamo messo su famiglia e, beh, la sua c’è ancora!

  18. Beh allora abbiamo una cosa in comune io e il tuo amico commerciale: siamo due tipi molto divertenti e anche in torno a me c’è sempre una mare di uomini….anche se io preferisco starmene per i fatti miei…(beh a volte non sempre)…

    Dai sorridi, sorridi e non rattristarti…pensa ai momenti belli che avete passato insieme…è stata una tappa del tuo lungo viaggio…quando sarai pronto ti butterai ancora nel mondo e una schiera di fanciulle ai tuoi piedi e quando vorrai potrai buttarti in una nuova storia. Non avere fretta in questo, x’ poi richieresti che ti piace qcna ma non sei pronto…calma calma…metabolizza e poi vedrai che la prossima storia sarà una meraviglia…basta crederci e come mi dico sempre: la luce c’è basta volerla vedere…il sentiero non è buio

    un abbraccio stellato e le stelle non mentono mai

  19. Eccome se ci siamo divertiti, ma ormai sono passati più di dieci anni.

    Hai ragione sull’aspettare, sto cercando di farlo, ed anzi sulla lavagnetta in cucina da una settimana ho scritto “BE PATIENT”.

    Adesso intanto sto cercando di fare ordine nei miei sentimenti, e ti assicuro che non è facile. Quando ho fatto pulizia, effettivamente, sarò pronto ad un nuovo inizio. Ora sicuramente no.

  20. Federica ha detto:

    @Fra Puccino: Come hai giustamente scritto tu dipende tutto da chi hai incontrato nella vita e dalle esperienze fatte.
    A questo punto posso sicuramente ritenermi fortunata in tal senso.

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