The most important part of the story (ep. 65)

Qual’è la parte più importante di una storia?  Il finale, the ending, come dice il personaggio di John Turturro in Secret Windows (regia David Koepp, 2004), il film tratto da un racconto di Stephen King che ho scelto per la giornata di oggi?

In questo giorno di festa nazionale, infatti, come il personaggio interpretato da un Johnny Depp biondo con i capelli a caschetto, me ne sto a casa da solo, ad attendere che arrivi l’ispirazione a scrivere, provando ad elaborare il lutto per la fine della mia relazione sentimentale; in realtà, a parte il fatto che la mia elaborazione del lutto va molto meglio di quella del personaggio di Johnny, non ho rispettato bene il programma: l’ispirazione a scrivere mi è venuta, e la mattina invece che a casa me ne sono andato in piscina.

Lì, però, ho scatenato (dentro di me, per fortuna) gli stessi impulsi un po’ misantropi del protagonista di Secret Window; avevo scelto la mia bella sdraio adeguatamente isolata, per poter leggere in tranquillità, ad adeguata distanza dal resto della gente.

Ma quando sono tornato dal bar ho trovato una famiglia orripilante, anche se perfetta nel suo orrore: il padre, con una panza di dimensioni inaudite e l’espressione bovina, che parlava 5 toni più del normale (e di quello che mi serviva per concentrarmi nella lettura) con un accento tipico di un determinato paese della provincia da cui secondo me vengono solo ignoranti presuntuosi com’era lui che sentenziava su tutti e tutto;poi c’era il figlio 14-15enne con lo sguardo spento e la capigliatura da Finley, quei capelli ricci finti disordinati che se non fossimo stati in costume da bagno avrebbe abbinato con quegli stupidi panciotti.   Tutto molto TRL, non so se mi spiego.   Padre ignorante, figlio con, per dirla in francese, l’accoppiata era perfetta.

Ad un certo punto, dato che avevo già deciso di vivere Secret Window, ho immaginato la scena dell’uccisione del tipo con la testa infilata nella piscina, e il mio fastidio si è attenuato.

Dopo, però, è arrivato un altro personaggio: colorito rosa-mortadella, costumino speedo di dimensioni troppo ridotte, sguardo da maniaco che muoveva a 360° sulle varie ragazzine infra 16enni dei paraggi… Ad un certo punto gli squilla il telefonino.  Ora, già Fra’ Puccino non ama i telefonini, nemmeno il suo; già Fra’ Puccino, che a volte è un po’ egocentrico,  considera molto maleducato chiunque telefoni o parli ad alta voce mentre lui sta leggendo; ma il tipo, che già aveva un aspetto fisico infastidente ha cominciato a raccontare dettagliatamente le proprie beghe condominiali alla propria interlocutrice telefonica.   Per lui avrei usato il palo dell’ombrellone, e poi l’avrei seppellito nel campo del beach volley.

Non penso che il vicino di casa avrebbe sentito la sua mancanza.

Sfogati così con l’immaginazione la misantropia quotidiana, ora, standomene qui vestito più o meno come il protagonista del film, spero che qualcuno non suoni alla mia porta e mi appaia un John Turturro locale, bisbigliando: “Te me ghè robà a mea storia…”.

Comunque, nel caso, gli risponderei che la parte più importante di una storia non è la fine; è quello che succede dopo.

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7 thoughts on “The most important part of the story (ep. 65)

  1. Beh, stavolta mi hai sconcertato. Quando ho letto “non ho rispettato bene il programma” ti stavo già per rispondere che se uno non ha bisogno di rispettare un programma di elaborazione del lutto può pure voler dire che è già molto avanti nell’elaborazione dello stesso (e non si sta piangendo addosso).

    Poi però sono arrivati i tuoi raptus omicidi, che mi hanno lasciato alquanto perplessa, in quanto io sono molto ma molto più tollerante nella mia quotidianità.

    Tranne sull’autobus. Lì i miei raptus, non per farti concorrenza, ma superano di gran lunga i tuoi. Come intensità, e come strumenti che utilizzerei. 😆

  2. Ciao Fra’ Puccino, ma quanto mi sono persa nella mia fuga in Val di Fassa tra monti, boschi e quiete. Vedro’ di leggere al più presto tutto quello che mi sono persa…

    …questo post mi ha fatto sorridere, perchè mi ricordo quando mi rifugiavo al fiume e poi famigliole super rumorosissime rovinavano la mia quiete, all’insegna del non rispetto e della maleducazione. Magari io stavo studiando per un esame o per la tesi…poi l’avvento dei telefonini e anche io sono diventata una di quelle che in treno non vorresti mai avere a fianco…già la mia voce è di 10 toni superiore alla media…

    …adesso sto viviendo la fase in cui odio il cellulare che già ho preso tardi…prima che mandavo messaggi fiume adesso non li manderei certamente piu…

    …al volante altro che tolleranza zero…e in pscina e al fiume farei fuori tutti quelli che a parte avere la musica altissima continuano a dire parolacce, nonchè bestemmiare e (recente esperienza al lago) fare gara di rutti in mezzo a gruppi di tranquilli turisti…e imbrattano di rifiuti con tanto di mega bidoni….(poveri fiumi…povero ambiente…poveri noi)

    P.s. un abbraccio…torno al lavoro….

  3. @ Diemme: secondo me non hai visto il film, e allora te le consiglio 😉

    Ovviamente, come ho già spiegato ai Carabinieri questa mattina, stavo solo scherzando, e non ho idea di dove siano finiti i due tipi che casualmente corrispondevano alla mai descrizione di fantasia 😀

    @ stella: fai riferimento al treno, ecco il treno è la mia nemesi, come il bus per Diemme; il mio livello di sopportazione è al livello minimo quando sono in treno; anche io parlo ad un tono superiore alla media ma 1) non parlo se non necessario, 2) se mi squilla il telefonino, mi alzo e vado nello spazio vicino all’entrata.

    Oggi, che tra l’altro vengo nella città eterna, per fortuna prendo l’aereo, dove (e speriamo che continui a lungo) sono vietati i telefonini e dove la mia misantropia si sfogherà contro quelli che quando l’aereo atterra, e ci vogliono 15 minuti che si possa scendere, già sono in piedi a prendere le valigie.

  4. Beh dai allora non sono un marziano visto che parlo a tono piuttosto alto… io in treno per fortuna ci sono andata sempre molto poco dato che all’università ci andavo in bici…e al lavoro in macchina…mi ricordo solo un paio di viaggi in treno dal ritorno dalla germania ma ho optato per la notte così almeno dormivo… adesso ho superato la fase telefono ovunque e molto spesso lo tengo spento… ho imparato a godermi molto di piu i momenti (mai lo terrei adesso acceso in montagna o ad un appuntamento o ad una cena)… nella vita si cambia tantissimo ma questo cambiamento lo apprezzo molto (ci sono arrivata col tempo)

  5. pp ha detto:

    “la parte più importante di una storia non è la fine; è quello che succede dopo”, me la ridacchio perché io avrei dato una risposta più scontata e mi son venuti in mente i nostri gusti musicali (“Disarm” vs “Kiss the rain”)! ^_^

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