Gatti e Islam (ep. 60)

Bambù

Dopo una giornata a rispettare i precetti alimentari ebraici, seguire quelli islamici è una passeggiata; il divieto sostanzialmente riguarda soltanto alcool (che già bevo poco di mio) e la carne di maiale, che quindi anche oggi rimarrà fuori dalla mia dieta.   Ci sono anche altre carni vietate (il cane, il top, la rana) ma direi che anche la nostra cultura non li considera molto commestibili.

Una religione ovviamente non si riduce alla dieta, e l’Islam ha precetti per ogni aspetto della vita.   Mi sono letto varie raccolte di precetti, e  a parte i rapporti famigliari non ho trovato nulla di diverso da quello che già faccio, anche sul lavoro.

C’è però un punto dell’Islam su cui voglio soffermarmi, perché poco conosciuto, e riguarda i gatti.    Chi già segue il mio blog forse avrà visto che sono un amante dei gatti (e ne possiedo ben tre), ma probabilmente non sa che anche il Profeta Maometto amava questi animali.

Secondo una leggenda, Maometto preferì farsi fagliare la manica di una sua veste, piuttosto che svegliare la sua gatta di nome Muezza; secondo un’altra leggenda, un altro gatto gli salvò la vita uccidendo un serpente velenoso; è per l’affetto per la sua gatta che Maometto regalò ai felini il dono di cadere sempre su quattro zampe.

Il gatto, al contrario del cane, è considerato un animale pulito e quindi puro.  Può essere tenuto in casa e non può essere venduto ma solo regalato.

Ma non basta, ecco altre parole di Maometto sul rispetto degli animali:

Se qualcuno uccide un passero per sport, quel passero verrà fuori piangendo il Giorno del Giudizio e dirà: “O Signore! Quella persona mi ha ucciso inutilmente. Non mi ha ucciso per nessuno scopo utile

Chiunque uccida un passero o qualcosa di più grande senza una giusta causa, Allah lo riterrà responsabile nel Giorno del Giudizio

Una donna è stato torturata ed è stato mandata all’inferno perché aveva imprigionato un gatto fino a quando è morto a causa della fame

Sono parole pronunciate nel VII secolo; e se e pensiamo a come erano trattati gli animali nell’Europa medioevale, c’è davvero da inchinarsi a principi di rispetto per gli animali che persino nella nostra società moderna sono ancora minoritari.

Certo, probabilmente questi principi così nobili sono poco seguiti anche nelle società islamiche, ma si sa che sono proprio le migliori regole religiose quelle meno osservate.

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17 thoughts on “Gatti e Islam (ep. 60)

  1. Da quando mi sono trasferita nella casa nuova non dormo le mie 8 ore a fila, ma mi sveglio tante volte a notte, e spesso in preda agli incubi. Dopo aver letto questo tuo post e appresa che Allah me la farà pagare un giorno per quello che è ho fatto oggi direi che è una fortuna se mi addormento.

    Per andare al lavoro già sai che ho 36 km, e ora aggiungo che una buona parte sono di strade di campagna piene di curve. Mentre percorrevo a velocità piuttosto sostenuto il viale dei cigliegi un passero si è scontrato contro la mia meganuccia e si è disintegrato. Temo il giorno del giudizio. Chissà mai se il passero confesserà ad Allah che lui ha attraversato la strada senza guardare e che non mi ha dato la precedenza. E Allah crederà a passero maschio o a cristiana femmina???

    Triste questa cosa…davvero triste….

    • nadia ha detto:

      ma, non ti vergogni! per due cose, non rispetti gli animali e nemmeno una religione che forse non e’ la tua ma a maggior ragione dovresti rispettare, il rispetto del diverso, ti dice nulla?! come si fa a fare certe battutacce e a pubblicarle pure!!!!!

  2. Ma tu eri incolpevole! La condanna di Maometto era riferita a chi uccide per divertimento e non, ad esempio, per mangiare.

    Ti va peggio, però, per l’etica buddhista, ma anche in tale caso che cosa mai ti puoi rimproverare, dai!

    E te lo dice un quasi-animalista

    🙂

  3. Devo dire che, nonostante l’eterna questione, arabo-israeliana, c’è qualcosa che mi fa percepire la religione islamica più vicina di altre.

    A parte la bizzarra questione dei gatti, che per la verità non conoscevo, e a parte la tranquillità con cui mangio nei ristoranti arabi grazie alla quasi identità delle norme relativi al cibo, ci sono “usi e costumi” su cui dovremmo meditare. Non dico imitare, la nostra cultura è profondamente diversa, ma riflettere sì.

    Io una volta l’ho fatto:

    http://donnaemadre.wordpress.com/2007/05/28/bella-per-te/

  4. Come sempre, se analizzate alla fonte, le religioni predicano quasi tutte concetti validi, condivisibili ed atti a far vivere le persone in armonia. Poi però vengono interpretate da uomini assetati di potere e lì casca l’asino… 😦

    Comunque per la storia dei gatti mi hai fatto diventare ancora più simpatico Maometto… 🙂

  5. @ Giulio: sottoscrivo in pieno, ed anzi, a questo proposito

    @ Diemme: ho letto il tuo post e l’ho commentato lì: l’Islam ha tanti aspetti positivi, ma non la condizione delle donne.
    E questo me lo rende estremamente lontano dal mio modo di pensare.

  6. Il rispetto per gli altri abitanti della Terra, animali e altri esseri viventi, dovrebbe essere una regola fondamentale di civiltà, garantirebbe a tutti un’esistenza armoniosa e felice. Nessun gatto, nessun cane, nessun cinghiale ci torturerebbe senza motivo, potremmo imparare da loro 🙂

  7. @ anche il mio blog fa le bizze, i link vanno e vengono, sarà un problema di wordpress, non preoccuparti 😉

    @ giraffa quoto Caparezza, da Bonobo power, dedicato alla scimmie bonobo (95% del DNA in comune con noi) che risolvono ogni conflitto o problema facendo sesso

    forse la scimmia è l’evoluzione… dell’uomo

  8. laura gianni ha detto:

    Adoro igatti,perche’ per comprenderli bisogna essere intelligenti un po’ piu’ della media;ma eviterei l’ Islam.Anzi,io gli do proprio addosso!Come?In ogni modo,ma limitatamente ai miei mezzi e al tempo a mia disposizione…per ora!

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