Wandarando

Significa “Paese delle meraviglie” in giapponese, lingua che ingloba e nipponizza i termini stranieri (in questo caso wonder).  Una cultura assimilatrice, insomma.

L’ho scoperto leggendo un capolavoro di Haruki Murakami, “La Fine del Mondo e il Paese delle Meraviglie”, che in giapponese appunto si intitola “Sekai no Owari to Hado-Boirudo Wandarando”.

Hado-boirudo, tra l’altro, vuol dire “hard-boiled”…

Un Paese delle Meraviglie hard boiled… Se non avessi letto il libro avrei pensato che parlasse dell’Italia.

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9 pensieri su “Wandarando

  1. Più seriamente: non ho studiato giapponese, ma ci sono stato due settimane in vacanza, e mi ci sono letteralmente innamorato.
    Ovviamente, visto che ci sono andato, mi interessava, ma ha veramente superato le aspettative.

    Spero proprio di poterci ritornare…
    Poi avendo fatto una vacanza libera, senza guide né altro, un po’ di giapponese lo impari per forza. Anche se più il parlato che gli ideogrammi.

    Ma perchè ha scritto “anche” giapponese?

  2. perchè tra tutte le cose che sembrano esserci in comune (haruki, lovecraft, dagon ecc) e vedendo che avevi scritto qualche parola in giapponese mi chiedevo se oltre tutte queste similitudini anche tu, come me, avessi studiato un po’ di giapponese 😉

  3. Stra-appassionata di Giappone e della cultura giapponese. Inizialmente nata un po’ per gioco, qualche anno fa con un mio compagno di università abbiamo deciso di iscriverci all’istituto per le lingue orientali scegliendo il giapponese. Ho retto solo un anno perchè poi per problemi vari ho dovuto abbandonare la scuola (anche se ho ripreso a studiare da autodidatta la lingua ultimamente). Ma sono rimasta talmente affascinata dalla cultura, che ho avuto modo di studiare molto bene, che adesso nutro per questo “micromondo” una sorta di innamoramento. Sono altrettanto sicura che se avrò la possibilità di calpestare il territorio giapponese sarò colpita dalla sindrome di Stendhal. Dal tempio in mezzo al verde al marciapiede di Tokyo, passando per Hokkaido, Kyoto, Osaka…mi piacerebbe persino visitare la parte occidentale del paese, popolata dagli Ainu. Ma mi han detto che non è molto consigliabile.

  4. Il Giappone comunque ti sorprenderebbe, per la straordinaria gentilezza dei suoi abitanti, per il loro essere molto meno inquadrati e perfettini di come ce li immaginiamo, per la cucina giapponese da strada o da bettola, oltre al sushi e alle cose più note, per le locande tradizionali giapponesi (i ryokhan), per la religione così dichiaratamente superstiziosa e pagana…

    Al Giappone ho dedicato un post della mia elaborazione del lutto da fine amore, un post particolare perché quello non era stato un viaggio qualsiasi:

    https://scientificamente.wordpress.com/2009/05/02/konnichiwa-ep-34/

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